Fondazioni e Popolari finiscono nel mirino

da Milano

Fondazioni, casse di risparmio e banche popolari finiscono nel mirino di Antonio Catricalà. Che ha deciso di sottolineare gli elementi di arcaicità che ancora contraddistinguono il mercato del credito italiano.
Il presidente dell’Antitrust, ieri, non ha usato mezzi termini. Per lui è prima di tutto necessaria una «riflessione attenta» sul ruolo delle fondazioni di origine bancaria. «Sarà in definitiva opportuno verificare la permanente attualità di modelli istituzionali nei quali convivono elementi di mercato e elementi tipici delle organizzazioni no profit».
Durante l’audizione di ieri davanti alla commissione Finanze del Senato, Catricalà ha espresso valutazioni destinate a incidere nel dibattito sull’industria del credito che si svolgerà nei prossimi mesi. «Una analoga riflessione - ha poi aggiunto - va svolta sulle Casse di risparmio».
I problemi di fondo non sono pochi. «In una prospettiva di medio periodo che guardi alla maggiore efficienza del sistema ed in particolare alla necessità di creare un mercato borsistico più ampio - ha detto Catricalà - ci si può domandare se soggetti simili, caratterizzati da regole di governance che non rispondono a logiche di mercato e tenuti a perseguire una molteplicità di interessi diversi, siano più adatti a far transitare il sistema bancario italiano verso livelli di efficienza e competitività tali da reggere la concorrenza internazionale e, soprattutto, siano in grado di agevolare lo sviluppo di un mercato finanziario e borsistico di ampie dimensioni».
C’è poi il problema delle banche popolari che rappresentano anch’esse un «nodo problematico» di rilevante entità, dal momento che questo tipo di società rappresenta quasi il 30% della raccolta complessiva.
Il problema, in questo caso, è presto detto: «a causa della specifica normativa che ne disciplina la governance sono caratterizzate incontestabilmente da una ridotta contendibilità». Catricalà ha quindi aggiunto: «A volte nel concreto funzionamento il pluralismo che si vorrebbe garantito dalle particolari regole di governance può essere più apparente che reale». Un chiaro riferimento, quest’ultimo, alle «insidie» nascoste nel regime giuridico del voto capitario che è appunto valido per le Popolari.
Su queste ultime, Catricalà ha poi avanzato una opinione precisa e netta: « un’eventuale modifica legislativa della banche Popolari dovrebbe infatti garantire la piena contendibilità di tutti con tutti».