Fondi, in Italia otto gestori su dieci non rispettano le promesse

da Milano

Non solo pretendono commissioni salate ma la grande parte delle volte sono incapaci di centrare gli obiettivi prefissati e tendono a mettere il proprio denaro al sicuro nei titoli di stato: l’ufficio studi di Mediobanca torna a bacchettare i signori del risparmio gestito italiano. Il nervo scoperto sono i rendimenti: nel 2006 oltre 8 gestori su 10 (86,4%) ha fatto peggio del cosiddetto benchmark, evidenzia Piazzetta Cuccia che a metà luglio aveva dimostrato come i fondi italiani sul medio periodo perdessero la sfida anche rispetto ai Bot, da sempre investimento «rifugio» delle famiglie italiane.
Il divario rispetto al benchmark (dividendi inclusi) si è complessivamente assottigliato a 1,3 punti (1,4 nei due anni precedenti) ma a deludere sono stati soprattutto i fondi azionari (81,4% quelli che hanno chiuso sotto le attese) dove lo scostamento si è aggravato di tre decimi di punto (2,6 punti di rendimento in meno). Soprattutto perché tale «imperizia», anche senza contare che la percentuale dei fondi che ha disatteso il proprio livello di riferimento è pari al 94,5% per gli obbligazionari e al 100% per quelli di liquidità, si scontra con gestori impegnati a «ribaltare» il portafoglio con una frequenza decisamente maggiore rispetto a quanto accade all’estero.
Questo attivismo si ripercuote sui risparmiatori italiani che riconoscono costi in genere più elevati rispetto a quelli richiesti Oltreoceano. A fare i calcoli è ancora una volta R&S Mediobanca nelle pagine che completano lo studio diffuso a luglio: nel 2006 sono stati 360 milioni gli oneri di negoziazione dei 1.200 fondi passati al setaccio. Tale cifra potrebbe tuttavia superare quota 600 milioni, una volta considerati i titoli di debito, per cui , in mancanza di indicazioni precise, Piazzetta Cuccia stima per difetto 240 milioni di spesa.
Intreccio che potrebbe fare rimpiangere un approccio più «passivo» da parte dei gestori che peraltro continuano ad affidare alle azioni solo il 30% del patrimonio, mantenendo preponderante il peso dei titoli di Stato (35,3% ma la percentuale sale al 56,7% considerando le emissioni Ue). Anche perchè i maggiori problemi dell’industria (che da gennaio ha perso 28 miliardi di raccolta) sembrano essere concentrati sui fondi specializzati in alcune aree dove i gestori sono probabilmente indotti ad avventurarsi dalla stessa dimensione di Piazza Affari (7% il peso del listino milanese sui fondi azionari). A partire dai prodotti specializzati sul Pacifico dove, sempre nel 2006, i rendimenti si sono fermati 4,2 punti sotto il benchmark. Deludenti anche l’America (-3 punti) e gli Internazionali in generale (-3,6 punti) che pesano per il 37% del patrimonio.