Fondi neri e tangenti, indagata lady Guarguaglini

Tangenti e fondi neri, L’inchiesta Finmeccanica sale di livello: colpisce gli appalti dell’Enav, l’ente nazionale di controllo per l’assistenza al volo, e mette nel mirino una serie di personaggi eccellenti. Fra loro, l’amministratore delegato di Enav Guido Pugliesi e l’amministratore delegato di Selex Sistemi Integrati Marina Grossi (nella foto), moglie del numero uno di Finmeccanica Pierfrancesco Guargaglini, accusati di corruzione. Proprio ieri Guargaglini, già bersaglio domenica scorsa del programma Report di Milena Gabanelli, aveva cercato di bloccare le voci che lo davano in uscita dal gruppo: «Non mi dimetto. Non ci sono fondi neri». Passano solo 24 ore e carabinieri e guardia di finanza fanno scattare una decina di perquisizioni in aziende che hanno gestito appalti e subappalti dell’Enav.
Gli investigatori passano alla moviola la catena dei contratti che Enav ha attribuito a Selex - società del guppo Finmeccanica - e che questa ha a sua volta spezzettato in tanti subappalti ad altre società, come Arc Trade, Print System, Technosky, Aicom, Renco. Secondo alcune indiscrezioni, si tratterebbe di un business da 700 milioni di euro negli ultimi cinque anni. L’ipotesi è che siano state pagate mazzette e si siano messi da parte, con il sistema delle sovrafatturazioni, fondi neri. In particolare si ricostruiscono i passaggi di una decina di appalti nel settore aeronavale, a partire dal 2005, compresi i lavori per la torre di controllo dell’aeroporto di Napoli e per la sicurezza dello scalo di Palermo, e si mettono infila numerose, presunte violazioni del codice penale per riciclaggio, corruzione, reati fiscali.
Il punto di partenza è sempre lui: quel Lorenzo Cola, consigliere personale della famiglia Guargaglini, in carcere da luglio per il riciclaggio di 8 miloni e 300 euro dell’affaire Digint, la società lussemburghese su cui aveva messo le mani anche il finanziere Gennaro Mokbel. Per la Procura di Roma la Digint era una scatola utilizzata per gestire fondi neri e Mokbel avrebbe svolto attività di riciclaggio per acquisirla. Certo, in carcere, Cola ha parlato più di una volta e gli spunti investigativi si sono moltiplicati; ora al filone Digint si affianca quello che fa capo a Selex, la società della signora Grossi, parte della galassia Finmeccanica. Per gli inquirenti Guargaglini è solo il «marito» della signora Grossi e anche la perquisizione dell’abitazione riguarderebbe solo lei. Ma certo, la posizione del presidente di Finmeccanica si fa di ora in ora più pesante.
E le ramificazioni dell’indagine lambiscono ormai il quartier generale del colosso, controllato per il 30 per cento dal ministero dell’Economia. Così viene perquisito anche l’ufficio del direttore centrale delle relazioni esterne di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni, anche se pure lui non sarebbe coinvolto come braccio destro di Guargaglini ma per il ruolo esercitato in una delle aziende perquisite. E nell’inchiesta entrano anche i vertici dell’Enav: il presidente Luigi Martini, l’amministratore delegato Guido Pugliesi, lo stesso Cola, il suo commercialista Marco Iannilli, una manciata di imprenditori, come Tommaso di Lernia, proprietario di Print System. Gli investigatori avrebbero trovato riscontri ai movimenti di denaro che riguarderebbero Pugliesi; per gli altri, da Martini alla Grossi, si procederebbe anche per violazioni delle leggi tributarie.
Ma la situazione è in evoluzione e la Procura di Roma può contare su almeno due «voci»: Cola e Iannilli. Iannilli racconta che Borgogni avrebbe ricevuto «pagamenti apparentemente inspiegabili» da Cola, per contratti mai conclusi o perfezionati. In particolare, ottocentomila euro per una tenuta agricola in Toscana; Borgogni dice di aver restituito tutto, la procura va avanti.
L’Enav in una nota assicura «la massima collaborazione all’autorità giudiziaria per consentire la più rapida e completa raccolta della documentazione richiesta». Si difende anche Pugliesi: «Dimostrerò la mia innocenza e confido in una rapida conclusione delle indagini che mi riguardano».