Fondi neri, nuovo interrogatorio per Blair

Il premier britannico sentito da Scotland Yard come testimone ma alcuni suoi collaboratori sono da giorni in stato di arresto

da Londra

Secondo interrogatorio per Tony Blair nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo dei fondi neri del Labour. Una settimana fa Scotland Yard è tornata a bussare al numero 10 di Downing street, ma la notizia è stata resa nota soltanto ora. Da quanto si è appreso sembra siano stati gli stessi investigatori e chiedere di mantenere segreto l’incontro. Come già era accaduto lo scorso dicembre, anche questa volta il primo ministro britannico è stato ascoltato in veste di testimone e il portavoce ufficiale del premier ha sottolineato che al colloquio non era presente alcun legale.
L’intervista è durata in tutto circa 45 minuti e gli inquirenti si sono limitati a definirla necessaria al chiarimento di alcuni punti emersi nel corso dell’indagine che prosegue tutt’ora. «Mister Blair è stato sentito soltanto come testimone - ha ricordato Scotland Yard in una nota stampa – non come un sospetto e ha pienamente collaborato». Ulteriori dettagli in merito non sono stati rilasciati, ma senza dubbio lo scandalo sui finanziamenti al partito in cambio di una poltrona alla camera dei Lord, scoppiato la scorsa primavera e allargatosi in seguito a macchia d’olio, sta ormai gettando un’ombra inquietante sugli ultimi mesi di mandato che restano a Blair. Anche perché, ammesso che il primo ministro risulti alla fine completamente estraneo al caso, rimane il pesante coinvolgimento di altri suoi collaboratori. Proprio martedì è stato infatti arrestato per la seconda volta il tesoriere del partito, lord Levy, che è anche delegato di Blair per il Medio Oriente. Levy è sospettato di aver cospirato per deviare il corso della giustizia. Secondo quanto appreso dalla Bbc, gli investigatori gli avrebbero chiesto di consegnare tutte le annotazioni relative agli incontri in cui si ritiene Levy abbia discusso delle onorificenze con lo staff di Downing street.
L’ultimo arresto è avvenuto soltanto una settimana dopo il fermo di un’altra assistente dell’ufficio di Blair, Ruth Turner, anch’ella sospettata di aver voluto deviare il corso della giustizia. Entrambi si sono dichiarati innocenti e nessuno dei due è stato per ora accusato formalmente, ma secondo le innumerevoli speculazioni giornalistiche, sembra che i due non abbiano fornito alla polizia tutte le informazioni richieste. Il precipitare degli eventi ha messo a dura prova i nervi di Blair costretto a rispondere pubblicamente della questione. «Esiste un tentativo di insabbiamento a Downing street?», ha chiesto in un’interrogazione parlamentare mercoledì scorso il leader del partito nazionalista scozzese Alex Salmond. Blair ha risposto seccamente che «per ovvie ragioni» non poteva rilasciare alcun commento su un’indagine di polizia ancora in corso. Il che è verissimo, ma il fatto che nell’ambito dell’inchiesta siano state sentite più di 90 persone, e che quattro di loro - tra collaboratori e finanziatori del partito - siano state arrestate, certo non giova all’immagine del governo.