«Fondi da Ue e Regione per tagliare gli affitti»

«Servono case per giovani coppie lavoratori atipici e studenti»

Giannino della Frattina

Si infiamma sul tema casa lo scontro tra Letizia Moratti e Bruno Ferrante. Ieri mattina al convegno sulla Qualità dell’abitare organizzato a FieraMilanoCity la Moratti ha esposto il suo «piano casa». L’impegno a costruire 45mila nuovi alloggi, ad affrontare l’emergenza nelle case popolari e quella degli studenti universitari. «Vorremmo dare - assicura il candidato del centrodestra - una casa dignitosa e a costi accessibili per tutti». Una mission impossible? «Assolutamente no - secondo la Moratti -. Basterà porsi obiettivi precisi e cercare gli strumenti per realizzarli. Vogliamo diminuire di 150 euro l’affitto di un alloggio medio e di 500 euro al metro quadro per chi voglia acquistare».
Parole che fanno immediatamente andare su tutte le furie Ferrante. «Non è serio illudere i milanesi - tuona l’ex prefetto -. Un sindaco non ha il potere di ridurre gli affitti e non può vendere sogni impossibili, ma solo mettere in campo politiche per abbassare i costi». Un programma, per la verità, che la Moratti sembra aver ben chiaro. «Attingeremo - ha più volte ripetuto -, ai cofinanziamenti della Regione e ai Fondi strutturali che l’Unione europea metterà a disposizione delle città. Con queste risorse e concedendo gratuitamente i diritti di superficie a chi si impegnerà a costruire o alle cooperative sociali, sarà possibile imporre un prezzo inferiore alle abitazioni messe in vendita a canone convenzionato. Case riservate a categorie particolari come le giovani coppie, gli anziani, i lavoratori atipici o temporanei. È un modo nuovo di lavorare, ma è assolutamente fattibile, proprio perché il Comune di Milano ha un piano regolatore che non ha bisogno di essere cambiato perché prevede costruzioni per 2 milioni di cittadini e siamo a 1 milione e 200mila». Per quanto riguarda il fenomeno dell’abusivismo, invece, la Moratti ricorda la modifica della legge regionale che consente di assegnare gli alloggi popolari senza attendere le ristrutturazioni che vengono invece realizzate dagli inquilini che le potranno poi scalare dall’affitto. «Questo - aggiunge - consentirà di limitare fortemente l’abusivismo, incentivato dal fatto che le case rimangono vuote». Piuttosto energica la replica alle accuse dell’alfiere del centrosinistra. «Le aggressioni ingiustificate di Ferrante alle mie proposte per dare una casa dignitosa a tutti i milanesi si spiegano soltanto con il vuoto pneumatico che caratterizza il suo programma. Le mie proposte sono invece definite sulla base di analisi finanziarie sul mercato della casa milanese e sugli ambiti di intervento del Comune in questo settore, cioè mettendo a disposizione aree edificabili in funzione di calmiere. I calcoli dei risparmi in termini di affitti e di prezzi convenzionati delle case al metro quadro sono precisi e misurati sulla base delle politiche urbanistiche che intendo mettere in campo. Ferrante tiri fuori il suo piano casa per i milanesi. Ma ci metta le cifre, i numeri, i grafici e soprattutto, dove e come troverà le risorse per attuarli. Per ora, i milanesi, queste tabelle non le hanno ancora viste».
Di progetti già realizzati, invece, parla Gabriele Albertini. «Abbiamo messo a disposizione - spiega il sindaco - un milione e 200mila metri quadrati di proprietà del Comune. Quarantasei aree per la costruzione di case popolari. Aree fino ad allora bloccate e che noi abbiamo reso edificabili: nei prossimi dieci anni vi sorgeranno 20mila nuovi alloggi popolari». E di queste già otto sono state interessate da concorsi internazionali. Nel giugno scorso si è chiuso quello relativo alle vie Civitavecchia, Gallarate, Ovada, Senigallia dove saranno realizzati 550 alloggi di edilizia sociale per 84 milioni di euro, di cui 22 stanziati dalla Regione e 62 dal Comune. «Abbiamo acquisito i finanziamenti necessari partecipando ai bandi regionali - spiega Albertini - e recuperando le risorse dalle privatizzazioni delle società comunali. Ricordo che i 550 nuovi alloggi saranno tutti affittati a canone sociale: è una splendida opportunità per i milanesi».