Fondi Ue: Italia incapace di spendere A rischio 10 miliardi

Dei
finanziamenti ricevuti nel biennio 2006-2007, le regioni del Mezzogiorno rischiano, secondo i
calcoli dell’Eurispes, di perdere circa 9,3 miliardi di euro "a causa dell’incapacità di attivare le
procedure adeguate"

Milano - L’Italia ha speso per l’Europa molto di più di quanto ha incassato e rischia di perdere quasi 10 miliardi per l’incapacità di spenderli. A fare i calcoli è stato l’Eurispes, secondo cui nel periodo 1995-2006 l’Italia ha accumulato un saldo negativo di 30,3 miliardi di euro, con circa 135 miliardi di contributi al bilancio Ue e 105 miliardi riavuti in finanziamenti. Una tendenza, secondo lo studio, proseguita anche nel 2007, quando i contributi italiani versati alla Ue sono ammontati a 13,8 miliardi di euro (al terzo posto per incidenza sul totale delle entrate dopo Germania e Francia), mentre le risorse accreditate all’Italia dall’Unione sono state inferiori a 3,5 miliardi.

Programmi regionali Guardando nel dettaglio al 2007, l’Eurispes sottolinea che dei 10,3 miliardi di euro di somme accreditate, 4,3 miliardi sono destinati prevalentemente a programmi operativi regionali: di questi, il 45,5% (circa 2 miliardi) è andato a Campania, Puglia e Calabria (rispettivamente 940, 498 e 250 milioni di euro). Le isole hanno ricevuto oltre 1 miliardo (71% alla Sicilia e 29% alla Sardegna). Complessivamente, il Mezzogiorno ha ricevuto oltre 3 miliardi, contro gli 870 milioni del Nord e i 355 milioni del Centro.

L'incapacità di spendere i soldi Il problema dell’Italia, però, è anche che spesso i soldi non riesce a spenderli. Infatti dei finanziamenti ricevuti nel biennio 2006-2007, le regioni del Mezzogiorno rischiano, secondo i calcoli dell’Eurispes, di perdere circa 9,3 miliardi di euro "a causa dell’incapacità di attivare le procedure adeguate in un apparato estremamente burocratizzato come il nostro, della scarsa propensione a fare rete tra gli enti locali, della mancanza di una diffusa informazione presso i cittadini sull’esistenza dei fondi comunitari, dei mille cavilli tra i quali gli stessi fruitori dei finanziamenti devono districarsi". Si tratta di una cifra, sottolinea l’istituto di ricerca, "che da sola coprirebbe una finanziaria e che fa dell’Italia il paese meno virtuoso dell’Ue".

Il rischio più grande A questo punto c'è un rischio ancora più forte, è quello del "disimpegno automatico", vale a dire la sottrazione dei finanziamenti non spesi, che per l’Italia è stata prorogata dal 31 dicembre 2008 al 30 giugno 2009: i tempi stringono, dunque, e le regioni dovrebbero accelerare, visto che per non perdere i fondi dovrebbero utilizzare mensilmente non meno di 1,5 miliardi di euro.