«Fondo il partito antimodernità ma voglio la Tav»

Lo scrittore scende in campo: «Innovazioni scientifiche ed economia sono all’origine dei nostri mali. Ma è meglio un treno che viaggi veloce di uno che vada piano»

Gabriele Villa

«Sono negato per tutto ciò che è elettronico e, tanto più, virtuale, non so usare il computer, adopero ancora, per scrivere, la mia vecchia “lettera 32” ma, soprattutto, sono concettualmente, antropologicamente, istintivamente contrario alla tecnologia che ritengo all’origine, insieme all’economia, di molti dei nostri guai. Fosse dipeso da me la ruota sarebbe rimasta quadrata e, forse, oggi staremmo tutti meglio».
Una provocazione? Macché, sono soltanto le linee guida, i principii ispiratori del nuovo, prossimo partito che comparirà nel variegato scenario italiano, il partito anti-modernità. Colpa o merito di uno dei più noti guastatori, ribelli, anticonformisti della nostra Italia povera di pensieri e pensatori, Massimo Fini, giornalista, scrittore e, da un paio d’anni, anche attore con il suo «Cyrano».
Allora Fini, questo partito anti-modernità è una bufala o no?
«Tutt’altro. È un progetto serio che ho preso sul serio con una persona che sta lavorando con me da parecchio tempo, Eduardo Fiorillo, imprenditore, manager dalle felici intuizioni, regista del Cyrano, che abbiamo portato in giro per l’Italia. Proprio l’accoglienza e l’entusiasmo che giovani e meno giovani hanno voluto riservare sino ad oggi al Cyrano, con i suoi sberleffi al consumismo e al modernismo sfrenato, ci hanno convinto che adesso si può fare un passo in avanti. Più deciso...»
E questo passo più deciso, il partito, quando si presenterà?
«All’inizio del prossimo anno. Ora in verità ho un po’ troppi impegni, sto scrivendo un altro libro, devo preparare una conferenza all’università di Kyoto, sono coinvolto nel programma di Bonolis, che partirà giovedì...».
Già due anni fa un suo programma, il Cyrano, scatenò polemiche e poi fu accantonato.
«Beh, con Bonolis abbiamo registrato la prima puntata e quella andrà sicuramente in onda. Poi dipenderà da me. Dipenderà dallo spazio che avrò nella trasmissione e dal tempo che potrò dedicare al programma. Quindici puntate sono un bell’impegno».
Ne approfitterà per fare propaganda al suo nuovo partito...
«Sarò un po’ Cyrano e un po’ giornalista. In ogni caso, con il partito anti-modernità non ci proponiamo di andare in Parlamento. Punteremo, piuttosto, su azioni dimostrative e provocatorie. Tipo radicali prima maniera, per intenderci. E anche un po’ alla Grillo».
Tanto odio per la modernità come si spiega?
«Non è odio. È critica severa a un sistema perverso che, da produttori per il consumo ci ha fatto diventare consumatori per la produzione. Inseguendo, come levrieri, delle prede sempre nuove, superflue e futili perdiamo di vista i beni essenziali. Abbiamo creato il perfetto meccanismo dell’infelicità».
Mi faccia capire, lei è uno di quelli che chiama ancora lampostil il pennarello e carta gommata lo scotch?
«Non è esattamente così. Non mi sento antico, ma non mi sento nemmeno attratto da alcuna delle prede che sono l’ambizione della gente d’oggi: ipod, tv al plasma, navigatore satellitare sono soltanto degli oggettoni dell’apparire».
Quindi lei sta anche dalla parte dei no-Tav, è contro l’alta velocità?
«No, considerato che l’alta velocità è in linea con il sistema in cui ci troviamo. E, in un sistema come questo è meglio un treno che viaggi veloce, di uno che vada piano, ritardi o non arrivi proprio. Ma, anche se il sistema occidentale è il miglior modello al mondo, abbiamo il dovere di interrogarci se questo sistema sia giusto no».
Scusi, pensandoci bene, lei mi ha risposto da un cellulare, perverso simbolo di modernità
«Me lo sono fatto prestare. Tornerò nel mio isolamento e me ne libererò. Senza rimpianti».