Fonsai, il buco si allarga a 1,1 miliardi

Prima di consegnare a Unipol le chiavi di Fonsai e creare il secondo colosso assicurativo italiano alle spalle delle Generali, il direttore generale Piergiorgio Peluso cancella ogni «debito» residuo rispetto alla gestione Ligresti. La cura d’urto ruota attorno ai 790 milioni che Fonsai ha accantonato per adeguare le riserve sinistri. La cifra, ancora più elevata dei 660 milioni annunciati prima di Natale, alimenta i sospetti degli analisti che intravedevano una cronica «sottoriservazione» durante la lunga era di Fausto Marchionni, manager storico della famiglia Ligresti, poi sostituito da Emanuele Erbetta. Duro il giudizio della Borsa dove Fonsai ha ceduto l’8,3% a 0,63 euro e la controllata Milano il 6,69% a 0,23 euro. Cade a piombo la holding Premafin: -22,08% a 0,24 euro, per il venir meno della prospettata Opa dopo l’aut-aut posto dalla Consob. Negativa anche Unipol(-3,32% a 0,19 euro).
Gli accantonamenti, scrive Fonsai, sono dovuti a «un aggiornamento» dei dati e all’affinamento «dei modelli statistico attuariali» basati sulla sinistralità storica del portafoglio. Il 2011, malgrado il miglioramento dell’andamento tecnico di dicembre, ha poi visto svalutazioni sugli immobili per 145 milioni (oltre i 165 preventivati). Un cocktail micidiale, frutto del confronto avviato con l’Isvap, che nel fine settimana avrebbe contribuito a piegare le residue resistenze di Salvatore Ligresti a firmare la vendita del pacchetto di maggioranza della holding Premafin. Fonsai, con la supervisione dei consulenti di Goldman Sachs, ha infatti denunciato un buco in bilancio da 1,1 miliardi, per un solvency ratio in caduta libera a quota 75% contro il 90% previsto e il minimo regolamentare del 100% imposto dall’Authority del settore a tutela degli assicurati.
Inevitabile quindi, malgrado ancora pochi mesi fa Erbetta stimasse un utile di esercizio prossimo ai 50 milioni, un aumento di capitale monstre da 1,1 miliardi. Il denaro è necessario per provare a far arrampicare i margini fino al 120% promesso, ma alcuni analisti iniziano a temere anche per i profitti di quest’anno. Altri non escludono poi un’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi vertici della galassia Ligresti; ad ammettere la difficoltà della situazione è indirettamente peraltro lo stesso Carlo Cimbri: Fonsai è un «gruppo complesso» che necessitava di un «intervento immediato» e una «iniezione di capitale robusta», ha detto l’ad di Unipol.
L’assemblea dei soci di Fonsai sarà chiamata a deliberare la ricapitalizzazione il 16 marzo (19 marzo in seconda convocazione): il consorzio di garanzia è stato affidato a Mediobanca, insieme a Unicredit grande creditrice dei Ligresti e «padrini» del risanamento avviato da Peluso. Il cda ha previsto il raggruppamento delle azioni 1 a 100 ma ha attenuato l’ostacolo del maxi-dividendo assicurato ai titoli di risparmio riparametrandolo secondo il principio della parità contabile. Nominato inoltre un comitato di 5 amministratori indipendenti (di cui 2 in quota Unicredit) per seguire la fusione con Bologna. Pur tra qualche mal di pancia Finsoe, la holding attraverso cui il mondo delle coop controlla Unipol, ha promosso l’operazione preparandosi a trovare il denaro necessario. La grande sfida per Cimbri rimane però quella di unire due gruppi con diverse anime industriali, mettendo ordine tra i marchi, le quattro sedi e reti che lavorano con meccamismi di retrocessione molto diverse: su una base costi di 900 milioni, gli analisti ritengono indispensabile un risparmi perlomeno del 10 per cento.
Oggi le banche creditrici dovrebbero invece chiudere il cerchio di Sinergia: gli immobili della cassaforte dei Ligresti saranno conferiti ad un fondo multicomparto, affidato ad Hines, in vista di una successiva valorizzazione. Procede anche la trattativa per la ristrutturazione dei debiti Premafin che saranno trasferiti alla nuova grande Unipol.