"Fontana di Trevi, sono io l'indagato"

Intervista a Graziano Cecchini, indagato per aver tinto di rosso la Fontana di Trevi: "È un gesto che smaschera certi politici". "Per la prossima protesta sceglierei il blu puffo"

Roma - Un passato da militante del Movimento sociale. Un presente da precario intellettuale con lavoretti saltuari di ufficio stampa per esponenti di An e un’unica grande passione: la pittura («che coltivo da quarant’anni»). È Graziano Cecchini, 54 anni compiuti ieri, l’indagato dalla Digos per il «gesto» che ha colorato di rosso la Fontana di Trevi.

Cosa ha da dichiarare?
«Sono innocente. Almeno fino a prova contraria. Vorrei proprio vedere che tipo di prove hanno».

Si parla di filmati che la incastrerebbero.
«Si parla di somiglianza. Hanno perquisito il mio appartamento ma sono usciti a mani vuote».

Cosa pensa di questo eroe mediatico che ha usurpato la scena alla Loren e alla Bellucci?
«È un vero artista futurista. Uno che con un semplice (e molto economico) gesto è riuscito a smascherare le ipocrisie dei politici e dell’establishment artistico».

L’inchiesta fermerà l’azione di questa «avanguardia futurista» o continueranno le azioni di goliardica protesta contro il potere?
«Se fossi in loro, dopo il “rosso Trevi”, sceglierei il blu puffo per la prossima azione».

E perché mai?
«È il colore che meglio si addice a chi ci governa»

Se fosse stato lei a sfruttare le proprietà dell’anilina considererebbe il suo un gesto politico o artistico?
«Tutti hanno stigmatizzato il gesto. Da Alleanza nazionale all’estrema sinistra, a eccezione forse di Gianfranco Galan. Ed è ovvio che il gesto li mette in difficoltà».

Addirittura!
«Chi ha creato il “rosso Trevi” ha voluto smascherare le ipocrisie di un sistema capace di sperperare 15 milioni di euro per una Festa del Cinema in una città dove con gli stessi soldi si riuscirebbe a dare un tetto alle famiglie che dormono in auto».

Tra i politici che hanno preso le distanze da lei c’è anche il consigliere comunale Marco Visconti, con cui ha lavorato a lungo. Dice che si sente tradito.
«E ha ragione. Questo gesto non c’entra affatto con il suo lavoro».

Lei ha un passato da militante del Msi e si sa che è considerato un attivista della destra estrema. Ma chi è davvero Graziano Cecchini?
«Mi considero uno storico della destra. Faccio politica da sempre, tanto che non ho mai preso un titolo di studio. Ora sono disoccupato e vivo con mia madre. In passato ho fatto anche il commerciante, il portavoce di associazioni di destra e a metà degli anni Settanta ero in Iran per vedere di persona la nascita della rivoluzione islamica. È così che ho imparato l’arabo».

Perché ce l’ha tanto con la Festa del Cinema?
«Zeffirelli la definisce una festicciola. Insomma è una pagliacciata di cui non si sentiva certo l’esigenza».

Lei non è l’autore del gesto. Oggi però farà una conferenza stampa. Per dire cosa?
«Per chiedere come mai una semplice somiglianza fa di me un indagato. Siamo in uno Stato di diritto o in un regime di polizia?».

Cosa succederà dopo la sua conferenza stampa?
«Spero che chiariscano tutto. Altrimenti sarò io a divertirmi».

E come?
«Intanto il mio avvocato sta preparando non una memoria difensiva, bensì querele per chi mi associa al gesto vandalico».

Praticamente la stragrande maggioranza di chi ha commentato il gesto.
«Non c’è dolo. Non c’è alcun danno per il monumento. Al massimo la macchina della giustizia potrebbe evidenziare il reato di procurato allarme. Ma allora sono altri che rischiano».

Cos’è, un messaggio mafioso?
«Sono certo che l’autore del gesto è in grado, come lo sarei io, di dimostrare che i concerti nelle piazze storiche della capitale possono danneggiare i monumenti in maniera ben più devastante».

Se le sue querele andassero a buon fine cosa farà dei soldi di risarcimento?
«Da tempo sono impegnato a difendere il destino dei Karen che al confine della Birmania rischiano l’estinzione».

Veltroni dice che il gesto è segno di un clima da debellare. Cosa ne pensa?
«Veltroni ha ragione. I politici non amano il vero contraddittorio. Poi uno come Veltroni è convinto che tutti dovrebbero essere buoni con lui, campione di buonismo. Roba da regime. Al di là delle parole resta il fatto che ancora stiamo aspettando di sapere com’è andata la prima Festa del Cinema. Non hanno ancora pubblicato i rendiconti. Chissà se i romani sarebbero soddisfatti».