Food design per stupire gli ospiti Il «catering» diventa creativo

Una cucina a regola d'arte, divertimento incluso. Sembra essere questa la nuova tendenza per l'anno in arrivo tra i fornelli milanesi, sempre più attenti a coniugare il food con il leisure e una buona dose di creatività che rende unico ogni piatto. Lo dimostrano i successi del cosiddetto «catering creativo», un nome che gli addetti ai lavori usano per indicare quei cuochi a domicilio pronti a soddisfare ogni esigenza, culinaria ed estetica, dei loro ospiti. La piazza milanese è ricca di cucchiai originali: tra le ultime arrivate, Alessandra Pallotta, Natascia Fenoglio e Silvia Barna, ovvero le miss di Ciboh, nuova azienda di catering che ha il suo quartier generale (con fornelli) in via Clusone, di fronte al civico 6.
Abbiamo parlato con una rappresentante del trio («quella più libera: siamo indaffaratissime in questo momento») e ci siamo fatte spiegare qualcosa in più di questa micro-azienda tutta al femminile e decisamente giovane: Alessandra, Natascia e Silvia sono, rispettivamente, classe '80, '73 e '75. Con alle spalle il liceo artistico e studi di Belle Arti (Natascia e Silvia) e di fashion design (Alessandra), il trio ha ideato «Ciboh» nel 2003. «I miei genitori sono sempre stati ristoratori e anche Silvia e Alessandra provengono da famiglie in cui cucinare è considerato un rito», spiega Natascia Fenoglio. Dopo soggiorni all'estero e «due o tre false partenze», è arrivato il bando della regione Lombardia che ha permesso la nascita della società. «Avevamo voglia di cucinare, ma non come fanno le nostre mamme, o per lo meno non del tutto», aggiunge. Il modello? «Come si faceva da piccoli con il “Dolce Forno Harbert”, quando i fornelli con il fuoco vero non potevi toccarli perché era pericoloso - continua Natascia - Ecco, vogliamo riproporre quel genere di cucina giocosa». Con una cucina dall'anima pop che mescola la moda al design (e ottimi ingredienti), il trio si è specializzato in food-event e ha un curriculum di tutto rispetto con committenti come la Triennale, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e poi aziende quali Nike, Motorola, Mtv, ma anche tanti privati. Colori accesi e improbabili (come il risotto rosa), cene-happening a tema, costruzioni in liquirizia e abiti di zucchero filato: questo e molto altro è lo stile «Ciboh» (per contatti: www.ciboh.com).
Tra i creativi del catering apprezzati dagli addetti ai lavori spiccano anche Paolo Giordano, che si muove tra Torino e Milano, la raffinata Elena Borgarelli o la premiata coppia Ivan&Masa, formata da un ex cantante giapponese e un ex professore di lingue, ricercatissimi dai signori della moda meneghina per la loro cucina sana e naturale. Svariati anche i nomi capitolini che, all'occorrenza, spostano i fornelli da Roma alla Madonnina. Questo genere di catering, da realizzare in casa propria con un numero di ospiti selezionato, è l'ultima moda per le cene «che contano»: non vi ricorrono solo le aziende, ma anche padrone di casa desiderose di stupire i propri ospiti, magari proprio per Capodanno.
E se c'è chi al connubio tra arte e cibo ha dedicato un'associazione - Arte da mangiare che, dopo un gustoso panettone party ideato da Ornella Piluso alla Permanente, organizzerà a fine marzo un evento in contemporanea del Miart, (www.artedamangiare.com) -, si può provare a realizzare una cenetta più creativa del solito anche da soli. Basta aguzzare lo sguardo nei reparti dei piatti freschi onnipresenti nella grande distribuzione (per le portate base) e poi arricchirli con un dolce originale: non sarà vero food design, ma il palato non avrà di che lamentarsi (e nemmeno il portafogli). Uno sweet americano personalizzato? L'indirizzo giusto è la California Bakery di viale Premuda, in grado di preparare torte ad hoc su ordinazione. Sapori siciliani unici a Milano? Imperdibile la Pasticceria Eoliana di via Ortica. Per finire, seguendo l'esempio della milanese Francesca Natali, autrice del volume «Arte del ricevere» che ha generato un sito on line ricco di spunti sull'argomento, meglio non trascurare le bevande. Leggetevi il suo ultimo libro «I segreti del tè» (Iki editore) e capirete che degustare (e far degustare) a dovere questa nobile bevanda è prima di tutto una forma d'arte. Alla faccia delle bollicine del «solito» spumante.