Il football si colora di rosa L'allenatore? È una donna

E' assai facile innamorarsi di uno sport quando la tua famiglia già lo pratica. È sicuramente più complesso diventarne allenatore (in questo caso coach è il termine corretto...) e far fronte alle difficoltà di cimentarsi con uno sport considerato di nicchia in Italia. Se a tutto questo aggiungi che sei una donna ed alleni una formazione maschile, il cocktail è presto servito. Carlotta Vailetti ha 18 anni e da poco è stata scelta da Gunnar Cautero, fresco direttore sportivo del settore Junior dei Rhinos Milano, per allenare la squadra di Flag Football Under 9 assieme ad Alessandro Sarris, entrando dunque a pieno titolo nello staff tecnico della flag.
Venerdì scorso ha partecipato al suo primo allenamento e l'emozione è già galoppante: "Avrò avuto lì a disposizione circa una decina di bambini - racconta Carlotta - a quell'età non puoi fare altro che insegnargli i rudimenti del gioco ma, essendo così piccoli, anche cercare di farli divertire. Altrimenti rischi che poi non vengono più". Tutti maschi, le uniche due ragazze giocano nell'Under 13. Il Flag Football è il football americano senza contatto, che si gioca con le bandierine (appunto, le flag) invece della palla ovale. Lo sport che ha praticato anche Carlotta, sebbene dall'altra parte del naviglio milanese: "Ho giocato tre anni fa a Flag nei Seamen perché mio papà è un ex giocatore di football e mio fratello stava iniziando l'attività - prosegue Carlotta - mi sono subito appassionata, mi hanno chiesto di giocare e ho disputato tutta la stagione". Erano i tempi della Flag Under 15, ultimo capitolo della breve carriera di Carlotta: "Ho smesso perché avevo 16 anni e bisognava passare al football normale, quello di contatto. E non me la sono sentita, perché essendo io abbastanza magra ed esile avevo paura di farmi male. Ed ora eccomi qui".
Il salto della barricata è avvenuto grazie all'interesse di Gunnar Cautero: "Ci siamo sempre sentiti e quest'anno mi ha chiesto se mi interessava far parte di questo progetto. Ho subito accettato, anche perché è un modo per entrare nell'ambiente e in un mondo che mi è sempre piaciuto".
Carlotta ha 18 anni, la telefonata non può durare molto. Ci sono i compiti da fare, la scuola incombe: "Spero di poter concludere al meglio le Superiori (frequenta un Liceo linguistico, ndA) e poi iscrivermi all'università a giurisprudenza, magari facendo un'esperienza all'estero - prosegue - il mio obiettivo nel mondo del football? Adesso non lo so, però mi piacerebbe che i bambini che sto allenando continuassero a giocare, magari per seguirli man mano che crescono. Avere un coach donna non sarebbe male; e oltretutto sarei l'unica". Uno sport che di femminile ha veramente poco: "Vero, anche quando giocavo tutti mi dicevano 'Ma come mai giochi a football?' Sembrava una cosa così strana ma per me non lo era, visto che a casa si è sempre parlato di football. E poi io non ho mai praticato danza, nuoto sincronizzato o sport "da donne". Sono sempre stata più attratta da sport maschili, come pallanuoto, tennis e nuoto". Una donna nel football americano, il footbal americano per una donna: nuovi orizzonti per uno sport forse troppo poco reclamizzato in Italia? "Può darsi - conclude Carlotta - anche se io personalmente non lo seguo molto. Qualche volta mi capita di vedere con mio padre gare alla televisione, ma finisce lì. Tifo per i Giants, ma soltanto perché è la squadra dei miei; io sono più seguace del tennis".