Forbici spuntate: dalla Pisana 4,7 milioni per il «no profit»

Malgrado le lamentele sui tagli, molte organizzazioni finanziate con soldi europei

Che i tagli agli enti locali previsti dalla Finanziaria non piacessero a sindaci e governatori, soprattutto se «unionisti», era ormai chiaro. E al coro di lamentele non poteva sottrarsi il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Pronto ad assicurare che le imposte regionali «non aumenteranno», salvo poi sostenere preoccupato che, ahilui, causa ristrettezze imposte dal governo «dovremo far soffrire ai cittadini la mancanza di servizi importanti». Insomma, linea comune con il sindaco Veltroni, che si era spinto a paventare lo spegnimento dei lampioni stradali. L’ex teledifensore civico, per la verità, ha deciso di rispondere proprio con la forbice alle presunte sforbiciate al bilancio. E così, proprio lui che nei primi mesi di governo era finito nel mirino di avversari e alleati politici per le spese pazze, riscopre il virtuosismo economico e immagina «un percorso che parta dai tagli: dobbiamo tagliare le consulenze e le auto blu». D’altronde, ricorda il governatore, dopo la Liguria, «il Lazio è la regione che soffrirà di più per i tagli alla Finanziaria». Da Rieti a Viterbo, da Frosinone a Latina e via via fino alla Capitale ci si prepara a un anno di lacrime e sangue? «Nella nostra regione - incalza Marrazzo - i veri tagli partiranno dalla riorganizzazione del sistema delle agenzie e delle partecipate». In attesa dei veri tagli, però, ecco che la Regione scopre di non avere proprio le tasche vuote, e alla faccia del tempo delle vacche magre si prepara a distribuire «a pioggia» un bel po’ di soldini. Innanzitutto i 4,7 milioni di euro (soldi del Fondo sociale europeo) destinati al bando «Sovvenzione globale e piccoli sussidi» per finanziare organizzazioni no profit del Lazio. Scopo nobile, quello del bando, che intende sovvenzionare progetti «finalizzati a favorire l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone che vivono in condizioni di disagio attraverso percorsi formativi e di accompagnamento alla creazione di microimprese». Imprese che, a dirla tutta, dovranno essere decisamente «micro», considerato che i singoli contributi ai progetti presentati dagli operatori no profit non potranno essere di importo superiore ai 50mila euro. I mille rivoli in cui si disperderà il budget del bando sono probabilmente l’inevitabile effetto collaterale di un finanziamento che mira a favorire «in particolare quelle piccole organizzazioni che raramente riescono ad accedere ai finanziamenti comunitari», come spiega l’assessore alla Formazione, Silvia Costa. Ma, pioggia o non pioggia, si tratta pur sempre di quasi cinque milioni di euro che «scampano» alle ristrettezze paventate dal presidente del Lazio, per quanto di provenienza europea. E alla somma si aggiungono i tre milioni di euro stanziati dalla Regione per creare occasioni di formazione e lavoro per un eterogeneo gruppo di fruitori indicato in «immigrati, minoranze etniche e donne vittime di violenza». Anche qui il bando è stato finanziato dal Fondo sociale europeo. E la conferenza stampa di annuncio del bando è servita come occasione per allargare le lamentele dai tagli della Finanziaria alle critiche verso la gestione di Francesco Storace. Proprio la Costa, infatti, ha spiegato che la scelta di sfruttare al meglio il budget in arrivo dalla Ue è stata dettata dalla constatazione che il Lazio «è la penultima regione per capacità di spesa», e che è così «a causa di situazioni che abbiamo ereditato dalla precedente giunta». Ma è proprio il capogruppo della Lista Storace a difendere l’operato dell’attuale ministro della Salute, ironizzando sul continuismo dell’amministrazione Marrazzo. «Le sue dichiarazioni sui presunti tagli della Finanziaria - accusa Fabio Desideri - sono di una genericità sorprendente. Spero che le affermazioni propagandistiche non si traducano, nei fatti, nello stesso modo degli “Articoli 11” per la riqualificazione ambientale e urbanistica: tutto il negativo possibile in fase di campagna elettorale, poi la completa condivisione del percorso normativo avviato dalla precedente amministrazione quando, a elezioni vinte, si tratta di votare i provvedimenti in aula».