Forcaioli / 2

Non siamo noi che insistiamo, sono loro che fanno schifo. Sono loro, una volta incassato l’inutile passaggio carcerario di Cesare Previti, che adesso si dolgono perché ci sono dei politici e degli amici che si permettono di andarlo a trovare, e perché ci sono alcuni esponenti del centrosinistra che addirittura sottolineano che i domiciliari sono un diritto. Ma sono fatti così, e basta saperlo.
Dunque sappiatelo, amici di Marco Travaglio o di altri lavoranti dell’Unità: se avrete problemi, verrete schifati e abbandonati al vostro destino. «Un premier in carica ­ parole del pregiudicato Travaglio ­ scrive a un galeotto dandogli appuntamento ai domiciliari». Scandalo. E giù ancora col racconto della madre di un condannato a 5 anni che ha trascorso tutta la pena in carcere (l’Unità l’aveva già citata l’altro ieri) con l’omissione che il ragazzo è stato condannato per rapina, e che i domiciliari, se avesse avuto 70 anni, li avrebbe ottenuti anche lui. Macché: è una legge ad personam. Per aiutare il solo Previti hanno impedito che anche migliaia di vecchi potessero finire i loro giorni in galera, è chiaro.
«Gli amici non si lasciano mai soli, specie se sono stretti» ironizzava sull’Unità un vice Travaglio: ed è proprio così. È vero. Gli amici non si lasciano mai soli, specie se sono stretti. Confermiamo tutto. Qualcosa da obiettare?