Forcaioli/3

Non siamo noi che insistiamo, è lui che fa un po' schifo. È rimasto giusto Marco Travaglio a lagnarsi perché la legge è stata applicata e infine Cesare Previti ha ottenuto i domiciliari: manco all’Unità probabilmente sono tutti d’accordo con lui. Ieri l’altro si era doluto perché c’era stata gente che Previti si era permessa addirittura di andarlo a trovare, ieri invece il pregiudicato Travaglio ha descritto quella che ha definito «un’oligarchia di mandarini» o meglio «la casta degli intoccabili» o meglio «una casta trasversale che non si dà pace perché uno dei nostri è in carcere» o meglio «la casta» (a ridaje) che da destra a sinistra «levava alti lai perché Previti fosse rimesso fuori a qualunque costo». Cioè applicando la legge. Questo da destra a sinistra, certo: il coraggioso Travaglio ha fatto anche i nomi del direttore di Liberazione Piero Sansonetti e dell’ex parlamentare rifondatore Giuliano Pisapia, rei di aver proposto soluzioni ad personam per Previti medesimo, follia: un signore che, dice sempre Travaglio, «bisogna tirarlo fuori al più presto perché è uno del giro». Che giro? Forse la mafia, visto che, conclusione di Travaglio, «resta da capire che differenza c’è tra questa politica e la mafia». Fossimo noi Sansonetti o Pisapia, incassata la definizione di mafiosi, la differenza gliela spiegheremmo a mezzo di qualcosa che implica una funzione attiva del nostro piede. Va bene anche il sinistro.