Ford si prepara a un nuovo «annus horribilis»

da Detroit

«Non so se saremo pronti a rinnovare il 70% della gamma delle nostre vetture entro il 2008, ma penso che riusciremo a raggiungere un completo ricambio entro il 2010», ha detto Alan Mulally, da pochi mesi amministratore delegato della Ford, durante un incontro a Dearborn, vicino Detroit, con pochi ospiti e attorniato da Derrick Kuzak, responsabile globale dello sviluppo prodotto, e Mark Fields, capo dell’area «Americas».
Non nasconde, Mulally, come riporta la Detroit Free Press, che il 2006 sarà uno dei peggiori dei 104 della storia dell’ovale blu, e si lascia andare a commenti che non ripeterà con tanto risalto di fronte ai media al salone di Detroit, che apre tra poco più di 24 ore, quando fa intravedere che il 2007 potrebbe essere ancora più negativo. «Il mio nuovo impegno - continua Mulally, forte di una brillante carriera nel settore aeronautico culminata nel comando della Boeing - mi dà una grande spinta e non riesco a capire perché Ford non possa produrre le auto e i truck che i clienti chiedono». I numeri, d’altronde, sono spietati, per la seconda delle big three e parlano di perdite per 7 milioni di dollari a settembre che raggiungeranno sicuramente, a consuntivo 2006, quota 10,5 milioni.
Il piano di rifinanziamento di oltre 25 milioni potrebbe non bastare e analisti americani, citati dal quotidiano, ritengono che la famiglia Ford potrebbe chiamarsi fuori se l’operazione non desse i risultati previsti, conducendo il gruppo americano a sfiorare, addirittura, la bancarotta. «Non credo in un allontanamento della famiglia Ford - ha puntualizzato Mulally, che trovo sempre pronta nel supportare l’azienda - ma il suo ruolo è quello di confrontarsi all’interno del board insieme agli altri membri». La chiusura di 16 impianti e l’addio a 44mila addetti, previsti nel piano, dovrebbero portare a un risicato profitto entro il 2009, un obiettivo limitato, che ha portato il nuovo amministratore delegato a essere considerato ostile al potente sindacato Uaw e di guardare soltanto ai risultati finanziari. «Non sono certo contro i lavoratori - precisa il top manager - ma tutti dobbiamo condividere la sfida della competitività che oggi manca ai nostri prodotti, soprattutto con quelli che arrivano da fuori dei nostri confini».
Sui brand satelliti del Ford Group nessuna conferma della vendita di Jaguar, mentre il nuovo proprietario di Aston Martin si conoscerà entro la fine dell’anno. Facile la domanda su Toyota, dopo l’incontro di Mulally con i vertici del colosso giapponese che, come tengono a precisare a Dearborn, è durato due ore.
Candida la risposta: «Vengo da un ambiente completamente diverso da quello dell’automobile, mi sembra quindi normale incontrare i top manager delle altre company; l’ho già fatto con Gm, DaimlerChrysler e Bmw. Ora ho già in agenda un incontro con Honda. Sono comunque rimasto impressionato dalla tecnologia di Toyota».
Cerca di gettare un po’ di acqua sul fuoco Fields: «La costruzione di una casa parte dalle fondamenta, e queste le abbiamo consolidate nel 2006», quasi a sottintendere che siamo a un nuovo anno zero.