La foresta di Veltroni? Un annuncio smentito dal realismo urbanistico

Il sindaco Veltroni fa le cose in grande. Ha deciso di piantare un pezzo di foresta amazzonica alle porte di Roma. Aderendo al programma Plant for planet: billion tree campaign delle Nazioni Unite il Campidoglio rimetterà a verde la periferia. Cinquecentomila piante in cinque anni, 9 milioni di euro di spesa. Un esperto ha assicurato che così «si combatte l’effetto serra, per salvare la terra». Alcuni giornali hanno dato la notizia con il dovuto risalto. Allora, c’è da chiedersi: a) se è cominciata la campagna elettorale; b) se la conquista della leadership del Partito democratico vale bene 500 mila alberi; c) oppure se è già cominciato il festival della fiction tv (serie prima qualificata: Il sindaco buono) già voluto da importanti esponenti dell’Ulivo romano. O tutte e tre le cose insieme. Vale la pena ricordare che è tipico dei regimi dare lustro a quello che si farà, e tacere quello che si sta facendo e che si è fatto. E non c’è dubbio che 15 anni di giunte di sinistra in materia di politica urbanistica - ma «politica» è una parola grossa, e anche «urbanistica» - hanno creato un regimetto. Dove al diluvio di cemento è corrisposta una coltre di silenzio che tiene all’oscuro l’opinione pubblica sulle scelte e gli affari, soprattutto gli affari, che disegnano la città.
È stato commovente vedere come Il Messaggero ha dedicato alla svolta botanica del sindaco una pagina. Ma la realtà è diversa da come appare in certe cronache. Anche su questo fronte gli annunci del Campidoglio hanno le gambe corte. Il Giornale qualche tempo fa ha dimostrato come la promessa a suo tempo fatta da Rutelli di piantare un albero per ogni bimbo nato nella capitale è largamente disattesa: pare si sia indietro di tre anni. Mai come in questi anni c’è stato un tale consumo di territorio. Con Veltroni si è rotto ogni argine. «La situazione è spaventosa» dice Mirella Belvisi di Italia Nostra. Si è costruito per 60 milioni di metri cubi. Sono stati distrutti interi ecosistemi, cancellate vallate. Con i nuovi insediamenti 167 (edilizia convenzionata), poi, si può dire che l’Agro romano non esiste più. Non siamo i paladini dell’ambientalismo. Ma due domande si impongono. Come mai nonostante il profluvio di mattoni le case a Roma in media costano più che in ogni altra parte d’Italia? Negli ultimi 6 anni l’aumento dei prezzi è stato del 400%, stima per difetto, e oltre. Quali conseguenze queste scelte dissennate avranno, nei prossimi anni, per i romani su aspetti prioritari come la viabilità, il traffico, il sistema dei trasporti e quella che una volta si chiamava qualità della vita, compresi l’aumento di morti per incidenti stradali e di quelli da inquinamento atmosferico? Intanto, consoliamoci. Entro il 2012 la foresta di Veltroni «diminuirà del 6,5% le emissioni di gas, consentirà ai romani un risparmio energetico di 6,5 milioni di euro» e, udite, gli alberi piantati «per oltre 650 ettari creeranno anche verdi e profumate barriere acustiche».