Ma il Forlanini verrà salvato dagli stranieri

La Moratti suona l'allarme, Penati è sul piede di guerra, lo stesso Formigoni, sia pure con un approccio diverso, è in allerta: stando alle notizie che si hanno, la nascita della Compagnia aerea italiana (già nota come Cai) dovrebbe comportare la riduzione di Linate, l'aeroporto più caro ai milanesi, a scalo dei 70-80 voli giornalieri che, dopo la fusione con Air One, collegheranno Milano con Roma. Si tornerebbe cioè indietro di dieci anni, quando un primo tentativo di drastico ridimensionamento del Forlanini per favorire la nascita dell'hub di Malpensa fu bloccato da un'azione combinata dell'opinione pubblica, delle compagnie aeree straniere e della Commissione Europea. Ma, se andiamo più a fondo delle cose, scopriamo che il pericolo non è immanente come potrebbe sembrare. La Cai, infatti, non ha nessuna autorità per decidere le sorti di Linate. Sarà solo in sua facoltà, se lo riterrà opportuno, abolire (o trasferire su Malpensa) i voli che attualmente opera su Napoli, Bari, Palermo, ecc., ma non può impedire che su queste tratte subentri un altro vettore comunitario che le ritenga lucrative. In nessun caso, poi, potrebbe ordinare alla Sea di cancellare i voli che una trentina di altre compagnie operano già su un buon numero di capitali europee, alimentando un traffico di dieci milioni di passeggeri annui. L'unico ad avere la possibilità di ridurre d'autorità l'accesso a Linate, naturalmente su richiesta della stessa Cai, è il governo, ma ci sono due obiezioni fondamentali. L’attuale maggioranza, che ha in Lombardia la sua più solida base elettorale, non può infliggere un colpo da ko al sistema aeroportuale milanese senza rischiare una reazione anche nelle sue stesse file: un’operazione già molto discussa come quella della nuova compagnia aerea nazionale diventerebbe un boomerang nel momento in cui si dovessero sacrificare gli interessi dei passeggeri a quelli di un pugno di imprenditori. Poi un ridimensionamento forzato del Forlanini incontrerebbe l’ostilità delle compagnie straniere, che già due volte in passato, in occasione dei decreti Burlando 1 e Bersani 1, riuscirono - appellandosi alla Ue - ad averla vinta. Infatti, l’accesso a Linate è oggi governato da un molto liberale Bersani 2, frutto di un laborioso compromesso. La Sea non ha la minima intenzione di sacrificare Linate, quasi unico in Europa per la sua vicinanza al centro città, se non in cambio di una contropartita: che la Cai decida di tornare a fare un hub di Malpensa, con le conseguenze relative. Ma questo non è previsto dal piano industriale della nuova compagnia, né, per ora, di altre, per cui la società procede alla gestione parallela dei due aeroporti, cercando di colmare al più presto nello scalo varesino il buco creato dall’abbandono di Alitalia. Conclusione: se il governo non commetterà una follia pur di mettere in orbita la Cai, Linate può essere salvata, a patto che le istituzioni milanesi si mobilitino in tempo.