Forleo di nuovo a giudizio: «Ritardò di 3 anni il processo a una terrorista»

Venerdì l'ex gip di Milano dovrà comparire davanti al Csm per dare conto del procedimento su Farida Bentiwaa, arrestata nel 2003 e accusata di far parte di una cellula jihadista. Allora il giudice elaborò l'ordinanza sulla distinzione tra «terroristi» e «guerriglieri»

Giudici a processo, evento non certo frequente, eppure con qualcuno si persevera. Dovrà tornare a farsi giudicare dal Csm l'ex gip di Milano Clementina Forleo, un anno e mezzo fa trasferita d'ufficio per incompatibilità (ma la decisione è stata annullata dalla giustizia amministrativa) dai vertici di Palazzo dei Marescialli per le dichiarazioni nella trasmissione di Michele Santoro, «Annozero», ritenute «gravemente sproporzionate rispetto ai fatti emersi», su occulti «poteri forti» che avrebbero interferito nelle sue funzioni. Allora la Forleo si stava occupando dell'inchiesta sulle scalate bancarie.
Venerdì la toga pugliese dovrà comparire davanti alla Sezione disciplinare del Csm per rispondere dell'accusa di aver «differito indebitamente di oltre tre anni», la trattazione del procedimento a carico di Farida Bentiwaa, l'unica donna arrestata in Italia nell'ambito di un'inchiesta sul terrorismo islamico. La storia fu oggetto di una lunga querelle con la Procura di Milano culminata con la ricusazione del gip milanese e un esposto al Csm contro di lei del procuratore aggiunto Armando Spataro, capo del pool antiterrorismo.
Farida era stata arrestata nel dicembre del 2003 con l'accusa di favoreggiamento di un'associazione terroristica in esecuzione di un'ordinanza che aveva già portato in carcere altri islamici, tra i quali il marocchino Mohamed Daki. La sua posizione era stata stralciata per un errore di notifica dalla Forleo, che aveva invece assolto tutti gli altri con il famigerato provvedimento con cui operò la distinzione tra «terroristi» e «guerriglieri». Poi era cominciato il «braccio di ferro» con la Procura milanese che sollecitava la fissazione dell'udienza anche per Farida, e la Forleo che invece voleva aspettare prima la pronuncia della Cassazione sui coimputati della donna e poi, una volta che la Suprema Corte avesse annullato le assoluzioni, procedere con il rinvio a giudizio.
Uno scontro messo nero su bianco con delle lettere, una trentina, che ha interessato anche il fascicolo processuale. Ora tra le accuse a suo carico c'è anche quella di aver «omesso di procedere a una rituale e completa formazione del fascicolo relativo al procedimento separato e di fissare la nuova udienza preliminare». Per questo - secondo la Cassazione - il magistrato deve rispondere di «grave e reiterata inosservanza delle norme sul servizio giudiziario», e di «reiterato, grave e ingiustificato ritardo nel compimento degli atti relativi alle sue funzioni». In sostanza, di aver fatto slittare di oltre 3 anni il processo.