Da Forma gli scatti di felicità di Lartigue

Entrando alla Fondazione Forma, a due passi dal Teatro Verdi di via San Gottardo, si ha la netta sensazione di entrare in un mondo che non ci appartiene più se non per storia e memoria, ma un mondo che tutti vorremmo vivere o rivivere. Lo percepiamo mentre guardiamo immagine dopo immagine del grande fotografo Jeaques Henry Lartigue al quale la Fondazione dedica una retrospettiva d'autore, i motori, le donne, la Parigi e L'Eliseo del Presidente francese Giscard.
Le ragazze sorridono avvolte da splendidi vestiti le cui gonne si gonfiano con il vento; a Biarritz la moglie Renée viene ritratta nel 1930 con un cappello di grandi dimensioni, come la moda dell'epoca richiedeva, il cui candore fa risaltare il viso abbronzato di lei; tra Aix e Parigi possiamo ancora rivederla seduta su un'auto d'epoca aggrappata al parabrezza, era il 1931, con occhiali e cuffia come si portavano sulle auto decapottabili. Le auto sono sempre state una grande passione del fotografo, splendide le immagini del Grand Prix, la Delage dell'Automobil Club di Francia sfreccia al traguardo, era il 1912. E poi ancora ragazzi che giocano a tennis in tenute perfette, un ragazzino si tuffa, un altro fa le capriole, altri ancora colpiscono una palla.
È stato questo il favoloso mondo di Lartigue, una bella vita da vero amatore, scoperto anche da Giscard D'Estaing che lo nominò suo fotografo ufficiale. Il titolo della mostra allo Spazio Forma è «La scelta della felicità» aperta fino al 20 novembre con ingresso su via Lucrezio Caro (ingresso Euro 7.50. Purproppo non c'è catalogo). Un precoce prodigio della fotografia, un fotoamatore di genio, un professionista della felicità. Tutto questo è stato Jacques Henri Lartigue, diventato celebre negli anni Sessanta, alle soglie dei 70 anni, quando le sue fotografie entrano nelle sale del MoMA di New York.
Nato in una famiglia della ricca borghesia francese di inizio Novecento, fin da piccolo Lartigue comincia a fermare in immagini il romanzo della sua vita familiare vista con gli occhi di un bambino, pronto a meravigliarsi e a ridere.
Da allora in poi, questo “ragazzo” che trascorrerà la sua lunga vita senza mai doversi preoccupare troppo di sbarcare il lunario, riuscirà a comporre immagini di una poesia infinita, di una grazia rara perché spontanea e privata, di una magia che ancora oggi incanta. Insieme al suo diario, la fotografia diventa per Lartigue la registrazione di ciò che lui vive e di ciò che vorrebbe vivere, nello sforzo di scegliere per sé e per il suo piccolo mondo dorato una felicità che desidera possa diventare eterna. Così, ogni giorno lascia sulla pellicola una riserva di immagini folgoranti.