Formazione, la nostra regione fa scuola

Laura Verlicchi

L’Albo unico delle professioni economico-commerciali è ormai una realtà: è quindi più che mai di attualità, in questo scorcio di anno, il tema della formazione professionale, che è tra quelli più strettamente collegati alla specificità di questi profili professionali, che stanno per diventare uno solo. Ed è utile affrontarlo partendo dalla Lombardia, dove i ragionieri commercialisti sono una presenza di peso: non solo numericamente - rappresentano infatti circa il 15% del totale - ma anche e soprattutto economicamente, dal momento che la somma dei contributi versati (che sono ovviamente in funzione dei redditi prodotti dai professionisti) è vicina al 25% del totale nazionale. Con il presidente dell’Unione collegi della Lombardia, Mario Canevari, facciamo quindi il punto della situazione, in vista dei cambiamenti futuri.
Attualmente, come si articola la formazione professionale dei commercialisti?
«Vorrei anzitutto precisare che noi ragionieri siamo stati i primi a stabilire l’obbligatorietà del percorso formativo. Sono trenta ore annue: l’offerta messa a disposizione degli iscritti comprende videoconferenze, corsi, convegni accreditati dai collegi locali, e in alcuni casi dalla Fondazione Pacioli per conto del Consiglio nazionale. Tra questa pluralità di iniziative gli iscritti possono scegliere».
Quali sono gli argomenti più «gettonati» nella nostra Regione?
«I temi preferiti sono ovviamente quelli di interesse generale, e che contribuiscono a sciogliere dubbi o difficoltà che il commercialista incontra nella sua attività professionale. Certo, poi molto dipende dalla competenza e dalle capacità, vorrei dire, didattiche, di chi tiene l’incontro: ricordo in particolare un affollatissimo e partecipato congresso sul contenzioso tributario, nel salone gremito dell’Hotel Quark a Milano. Va però detto che si tratta di casi eccezionali: normalmente, anche per evitare faticose trasferte agli iscritti, si tende a decentrare la formazione su base locale. Comunque, tutte le informazioni sui diversi eventi - comprese le videoconferenze organizzate dalla Fondazione Pacioli - si trovano sul sito dell’Unione Regionale. Vorrei ricordare anche un’altra iniziativa, che è partita l’estate scorsa».
Di che cosa si tratta?
«Mi riferisco alla “Scuola Dirigenti Categoria”, organizzata dalla Fondazione Luca Pacioli per conto del Consiglio nazionale al fine di garantire a chi si impegna negli organismi nazionali una adeguata formazione tecnica. Al progetto, che si articola in incontri, e-learning e test, partecipano circa 150 colleghi della Lombardia. L’impegno per i partecipanti è gravoso, ma certamente utile anche per l’esercizio dell’attività professionale. Vorrei tra l’altro ricordare che le 30 ore annue di formazione rappresentano la frequenza minima richiesta dal regolamento: di fatto, il tempo dedicato allo studio e all’aggiornamento è necessariamente molto maggiore».
E in futuro, con l’Albo unico, che cosa cambierà?
«La formazione è un patrimonio comune sia dei dottori che dei ragionieri, ed è giusto che sia così proprio per la natura stessa degli albi professionali. L’esistenza di una tariffa, infatti, si giustifica proprio perché impedisce che la concorrenza si realizzi esclusivamente sul prezzo, frenando la corsa al taglio dei costi, che altrimenti penalizzerebbe inevitabilmente tempo e denaro dedicati alla formazione. Questo non è, contrariamente a quello che sostiene l’Antitrust, un limite alla liberalizzazione, ma anzi un impegno a favore del cittadino-cliente; che, peraltro, ha diritto di conoscere quali sono i professionisti che hanno raggiunto i previsti crediti formativi, e quindi decidere a chi rivolgersi. Detto questo, certamente sarà necessaria un’opera di armonizzazione fra i diversi regolamenti, attraverso il confronto fra i Consigli nazionali».