La formazione di tessuto poroso fa crescere la fragilità delle ossa

Dell’osteoporosi conosciamo quasi tutto, del morbo di Paget poco o pochissimo. Il professor Ranuccio Nuti, cattedratico di Medicina interna dell’Università di Siena, si batte da anni per richiamare l’attenzione dei medici su questa malattia. Nel 2004 ha riunito a Siena i maggiori esperti europei di questa patologia e quest’anno, in novembre, inviterà nella stessa città tutti gli specialisti italiani delle malattie dello scheletro per il congresso della Simos, di cui è presidente.
«In realtà la malattia, che può essere asintomatica, consiste nella formazione di tessuto osseo anomalo» dice Nuti. «L’osso diventa più grosso ma più fragile. Spesso la diagnosi non arriva dal medico di base ma dal radiologo». Frequente dopo i sessant’anni, questa malattia colpisce indistintamente maschi e femmine. Le sue localizzazioni più frequenti sono: bacino, tibia, femore, scapola, omero, cranio. Le fratture che ne derivano sono spesso gravi.
Nelle forme sintomatiche, che sono poche, il dolore può suggerire la diagnosi. L’aumentato volume delle ossa colpite può provocare la compressione dei nervi, con vertigini, riduzione della capacità uditiva e cefalee. La prevalenza del morbo di Paget è bassa: l’uno per cento della popolazione negli adulti; ma c’è un’impennata (3 per cento) dopo gli ottant’anni. Il professor Nuti consiglia quindi di condurre una ricerca finalizzata nei soggetti anziani. Siena ha avuto un pioniere di questi studi: il professor Caniggia, maestro di Ranuccio Nuti. Quest’ultimo ha iniziato recentemente uno studio che riguarderà duemila persone. Sul piano terapeutico c’è una buona notizia, che consiste nei risultati ottenuti con l’acido zoledronico. Uno studio di confronto, pubblicato sul New England journal of medecine ha dimostrato la superiorità dell’acido zoledronico, somministrato per via endovenosa, rispetto alla terapia tradizionale (risedronato, per via orale). Anche il professor Nuti ha fatto ricorso a questa nuova terapia, con risultati incoraggianti («e duraturi» tiene a sottolineare), capaci cioè di evitare fratture presenti e future.