Formidabili gli anni del Qua Qua

Disimpegnati, superficiali, consumisti, individualisti e qualunquisti. Ci siamo beccati ogni ismo in negativo disponibile da chi invece era cresciuto a pane e politica. Paolo Mieli definì la sua «la generazione che avrebbe lasciato di sé una traccia definitiva». Di conseguenza, dopo di loro, noi eravamo degli stupidini, dei trentenni (e ora ahimè quarantenni), senza palle, senza idee, apolitici e apatici. Noi che per imprescindibili motivi anagrafici non abbiamo vissuto il Sessantotto e neppure il Settantasette, che siamo cresciuti con le canzoni degli Wham!, i cartoni animati giapponesi e le giacche di Armani, noi che ci è toccato attraversare l’adolescenza negli «orribili» anni del Riflusso, i bistrattati Ottanta, adesso ci mettiamo alla finestra e ci vogliamo divertire un po’.
Perché il 2008 è alle porte e le case editrici si preparano a celebrare il quarantesimo anniversario con un prevedibile spiegamento di saggi e pamphlet. Fatto curioso, all’orizzonte non si vedono grandi amarcord ma molti mea culpa, prese di distanze e distinguo. Soprattutto da sinistra. Edmondo Berselli (Adulti con riserva, Mondadori) ha dichiarato al Giornale: «C’è qualcuno dei guru del ’68 che riesce a indicare un’idea, un libro, un pensiero, una costruzione intellettuale emersi allora e utilizzabile ancora oggi?». Nel suo ultimo romanzo Domenico Starnone (Prima esecuzione, Feltrinelli) pone un interrogativo al quale si può facilmente intuire la risposta: quanto erano interiormente vicini alle Br quelli che, negli anni Settanta, se ne professavano lontani? Paola Mastrocola ha scritto per Guanda Più lontana della luna, dove si racconta di Lidia, ragazza che attraversa gli anni del Movimento leggendo poesie, disinteressata alla politica, che chiama «corna» la coppia aperta, «molto annoiata dagli slogan di quella stagione politica». In altri tempi l’avrebbero liquidata come una reazionaria e al massimo sarebbe stata recensita con un titolino a due colonne. Invece in una grande intervista a Simonetta Fiori su Repubblica la Mastrocola che dice? «Per i compagni eravamo dei qualunquisti. Ho coniato una nuova sigla, i Qua Qua, Qualunquisti di Qualità. Eravamo in molti, mi creda».
Finalmente. Allora qualunquisti non eravamo solo noi degli anni Ottanta. C’erano anche negli anni Settanta. Un sospetto: vuoi vedere che ora dal «Non avete capito niente, non avete fatto il Sessantotto» della professoressa di Culicchia si assisterà alla corsa per salire sul carro dei Qua Qua?
caterina.soffici@ilgiornale.it