Formigoni: "Il 25 aprile sarò in piazza Duomo". La Moratti decide oggi

Gallera va in corteo e De Corato fuori città. Palmeri sfilerà invece con la Brigata ebraica

Roberto Formigoni ha deciso di esserci. Anche il governatore lombardo scende in piazza e partecipa alla manifestazione del 25 aprile. Risposta non solo «alla mia coscienza civica e politica, che mi spingeva a celebrare una data importante» ma anche «riconoscendomi nelle parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che hanno ribadito l’invito e l’auspicio affinché il 25 aprile possa essere da quest’anno celebrato da tutti gli italiani che si riconoscono, al di là delle legittime e diverse opzioni politiche, nella storia e nelle tappe fondamentali che hanno fatto questo Paese».
In corteo e sul palco - «in piazza Duomo prenderò la parola a nome della Regione» annota il governatore Formigoni - senza timore dei fischi, degli insulti e del dileggio dei centri sociali che già in queste ore lanciano on line un appello per impedire pure con tanto di forza fisica che «nella piazza del 25 aprile, data partigiana, siano presenti quelli che manganellano i rifugiati politici, che erigono un coprifuoco contro i kekab e che “benedicono“ le manifestazioni neonaziste». Virgolettati intrisi dell’odio di chi vorrebbe, come sin qui accaduto e mostrando qual è il volto della loro democrazia, dar corpo e sostanza all’aggressione e così, di fatto, impedire che il 25 aprile possa essere celebrato in maniera solenne. Film che piace alla «sinistra irresponsabile» e che Formigoni ha già vissuto: «Accadde nel 1995, una settimana dopo la mia prima elezione a presidente della Regione Lombardia. Mi ricordo gli insulti, il dileggio e gli sputi. Sia chiaro, non mi spaventai perché il ’68 l’ho vissuto dalla parte giusta e sono stato abituato alle aggressione della sinistra contro gli amici di Cl».
Fotogrammi rivissuti nel 2006 anche da Letizia Moratti che insieme al papà Paolo Brichetto Arnaboldi - partigiano della brigata Franchi di Edgardo Sogno e medaglia d’oro della resistenza - voleva sfilare nel corteo: fu l’assalto a lei e al padre. E il sindaco di Milano a due giorni dalla manifestazione non ha ancora deciso: «Deciderà all’ultimo che fare» avvertono dal suo staff, mentre il vicesindaco Riccardo De Corato anticipa che sarà fuori Milano. Certa la presenza in corteo di Giulio Gallera, capogruppo Pdl, e di Manfredi Palmeri che «sfila dietro le bandiere della Brigata Ebraica».
E insieme ai cittadini che sfileranno con le insegne della Stella di David c’è anche Guido Podestà, candidato Pdl alla presidenza della Provincia, che è «caldamente» invitato a non partecipare dagli autonomi: «Non può e non deve essere il palcoscenico di chi sente o si chiama Podestà» sostengono gli antagonisti del centro sociale Cantiere che. Messaggio inequivocabile, «noi in piazza non li accetteremo», che conferma a Carlo Fidanza come «sia una festa di parte e non di tutti, di odio e non di amore, di letture preconfezionate e non di verità storica». Motivo più che giusto, conclude il vice capogruppo Pdl al Comune, per trascorrere «il 25 aprile sull’altopiano di Asiago sul ciglio di una foiba, un altro 25 aprile: quello di chi pagò con la vita l’orgia di odio dei comunisti italiani».