Formigoni: "Aiuti concreti alle coppie"

"La nostra Regione all’avanguardia con 1.000 associazioni familiari e progetti finanziati con 80 milioni di euro"

Milano - Presidente Formigoni, ma c’è proprio bisogno portare in piazza duecentomila persone per dire che la famiglia è importante?
«Ce n’è bisogno eccome. È ora di finirla con gli attacchi che le tolgono dignità».
Chi le toglie dignità?
«Chi la equipara a qualsiasi altra convivenza».
Non teme l’accusa di essere il solito retrogrado?
«Macché retrogrado, aver cura della famiglia significa dare più forza alla nostra società. Bisogna capire che conviene a tutti, mica è una lotta tra laici e cattolici».
Secondo lei cos’è la famiglia?
«Un impegno pubblico assunto tra un uomo e una donna che diventano marito e moglie».
E sarebbe a rischio?
«Apriamo gli occhi, oggi in Italia la famiglia è sempre più penalizzata. E infatti siamo agli ultimi posti nella graduatoria della natalità. Paesi forti hanno un concetto forte della famiglia».
Dico nemmeno a parlarne.
«Premesso che è una legge che, secondo me, non passerà mai, è un’idea sciagurata. Un ulteriore indebolimento del matrimonio».
Ma le due cose non potrebbero convivere?
«Assolutamente no. È un progetto contro cui ci dobbiamo battere, un matrimonio di serie B, una caricatura di quello riconosciuto dalla Costituzione. Un rischio gravissimo e un attacco economico alla società».
Un attacco economico?
«Pensiamo alla pensione di reversibilità. In due magari alla fine della vita decidono di unirsi e chi sopravvive gode di tutti i vantaggi. Senza magari aver fatto nulla per meritarli».
Ma sfilate per la famiglia o contro i Dico?
«Questa manifestazione non è contro i diritti di nessuno. In Lombardia tuteliamo tutti, i figli nati nel matrimonio e quelli fuori».
Il Family day ancor prima di partire ha già spaccato la sinistra.
«Pasticcio inverecondo. Parlano più dei diritti degli omosessuali che di famiglia».
Ma nessuno nega alla famiglia il diritto di esistere.
«La famiglia non va solo riconosciuta, va aiutata. Oggi i veri poveri sono quelli che hanno tre figli e fanno fatica ad arrivare a fine mese».
Servono aiuti economici.
«Più soldi a disposizione significa più libertà, più qualità dell’educazione, poter avere cura dei figli».
Lei governa da anni la Lombardia. In concreto?
«Ho istituito, prima Regione in Italia, un assessorato apposta, perché la famiglia non sia più l’oggetto di politiche assistenziali, ma diventi soggetto».
Dicevamo in concreto.
«Sono nate mille associazioni familiari che hanno presentato 4mila progetti. La Regione ha messo a disposizione 80 milioni di euro».
Un esempio?
«L’ultimo è il buono per consentire a chi ha figli di poter continuare a lavorare. Un contributo per asili e baby sitter o da incassare per chi si dedichi solo a loro».
Cosa chiede al governo?
«Alle famiglie vanno rimessi i soldi in tasca. La tassazione deve essere legata al quoziente familiare, la somma dei redditi diviso il numero dei componenti. Assurdo far pagare a chi ha magari tre figli e una moglie lo stesso di un single».
Un’altra iniziativa della Lombardia?
«Una dote da investire nell’educazione. Una somma che i genitori spendono come vogliono durante la carriera scolastica. E poi il buono scuola, i buoni per chi tiene gli anziani a casa, i contributi per gli affitti o per l’acquisto della casa».
Con lei ci sarà anche il gonfalone della Regione, una scelta che fa discutere.
«Lo ha votato a maggioranza il consiglio. E io ne sono felice. Anche in Piemonte e Liguria si era deciso così. Ma, con una decisione scandalosa, giunte di centrosinistra lo hanno impedito. Posizioni che commentano da sole il tasso di democrazia da quelle parti».