Formigoni ascoltato dalla Procura: «Sono un testimone, non rompo il segreto»

Milano«Testimone e non indagato. Io non c’entro nulla». Roberto Formigoni è stato ascoltato per due ore dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3 e alla fine tiene a sottolineare che la sua posizione è quella di persona informata sui fatti: «Sono stato audito in qualità di testimone e non è mia intenzione rompere il segreto istruttorio». Nessun dettaglio sulle domande dei giudici né sulle sue risposte: «Non posso parlare proprio perché sono testimone. Gli altri parlano perché si esprimono a loro difesa e ne hanno pieno diritto. Io sono stato sentito su fatti che riguardano altri e non me e non posso parlare».
Il presidente della Regione Lombardia si è presentato da solo, senza avvocato («non mi hanno rivolto nessuna domanda su di me») e alla fine è uscito con il pollice alzato e sfoggiando buonumore. Formigoni è stato ascoltato nell’ambito della vicenda sulle presunte pressioni esercitate dal gruppo di Flavio Carboni per far ammettere la lista del governatore alle ultime elezioni. Prima di lui sono stati ascoltati i suoi collaboratori Paolo Alli, sottosegretario regionale all’Expo e Mauro Villa, detto Willy, uomo della segreteria di Formigoni.
Il presidente della Regione è rimasto per due ore davanti ai magistrati per spiegare i fatti e le conversazioni telefoniche già pubblicate dai giornali, nel corso delle quali chiede all’imprenditore campano Arcangelo Martino (arrestato nell’ambito dell’inchiesta) notizie sulla sorte della sua lista e sull’arrivo di eventuali ispettori a Milano. Sulla vicenda della lista Formigoni esclusa e poi riammessa è stata anche presentata sia alla Camera che al Senato un’interrogazione parlamentare sottoscritta da trenta parlamentari, ventuno del Partito democratico e nove radicali.
Ma la polemica quotidiana sulla P3 è affidata al deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio, che promette di rendere noti i nomi di altri sospetti soci. «Nella presunta associazione segreta P3, c’erano tra i suoi cosiddetti affiliati anche numerosi politici e giudici di sinistra» ha detto Stracquadanio, ospite del programma televisivo di KlausCondicio su YouTube. Si è subito dissociato dall’ipotesi investigativa seguita dalla Procura di Roma: «Io contesto la tesi che sia mai esistita un’associazione segreta, sia chiaro».
Nell’ordinanza di custodia cautelare per Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi vengono contestati i reati di associazione per delinquere semplice e violazione dell’articolo 2 della cosiddetta legge Anselmi, che riguarda le associazioni segrete. L’accusa è di aver costituito un’associazione segreta finalizzata ad influenzare decisioni politiche, appalti, processi e a pilotare le nomine di cariche istituzionali. «Sono in grado di documentare che questa associazione segreta aveva arruolato gente di sinistra, politici e magistrati» sostiene Stracquadanio. Conclude: «Io contesto che esista questa P3 e credo che sia una forzatura giornalistica, un polverone. Ma se dobbiamo procedere secondo questo pensiero, allora sul mio blog ilpredellino.it pubblicheremo i nomi degli affiliati di sinistra».