Formigoni: «Astenersi è come fare opposizione»

Marcello Chirico

La «verifica» scatterà già quest’oggi, con la chiamata a raccolta al trentesimo piano del Pirellone di tutti i componenti della maggioranza (segretari regionali, capidelegazioni, capigruppo e quant’altro), e la «crisi» vera e propria fatta accomodare nel salottino d’attesa degli uffici della presidenza. Dopo aver consultato tutti, il governatore Roberto Formigoni deciderà se far entrare pure lei, visto che ieri - nonostante il putiferio verificatosi in consiglio - nella Cdl nessuno ha usato quella «parolaccia», di cui invece si è fatto uso e abuso tra le opposizioni. Comunque, se non è «crisi», quella che si sta vivendo in queste ore al Pirellone è qualcosa di davvero molto simile, visto ciò che si è verificato ieri nel parlamentino regionale, con la Lega che si è astenuta dalla votazione di ben sei articoli dell’assestamento di bilancio.
Un’alzata di scudi messa in atto fin dall’avvio della seduta, con la bocciatura del primo emendamento al provvedimento proposto dall’assessore alle finanze Romano Colozzi che ha fatto squillare il primo campanello d’allarme nella Cdl, e infatti Forza Italia ha chiesto subito la sospensione della seduta per capire meglio cosa stesse succedendo e cosa fosse necessario fare. Appurata l’indisponibilità del Carroccio a votare il provvedimento, si è deciso di limitare le perdite proponendo il rinvio in commissione del documento e, di conseguenza, pure quella della seduta a data da destinarsi. E così è stato non appena si è preso atto - con la bocciatura di altri cinque emendamenti - che la Lega non avrebbe abbandonato l’Aventino: Colozzi stesso ha chiesto il doppio rinvio e Formigoni ha formalizzato l’apertura della verifica di maggioranza.
«Il rinvio in commissione - ha detto nel suo intervento il governatore - è un gesto di responsabilità della giunta, ma non intendo minimamente nascondere la gravità di quanto è successo in aula oggi. È stato sostanzialmente negato l’appoggio a un gesto di governo fondamentale come un provvedimento di assestamento di bilancio, provvedimento già approvato all’unanimità dalla giunta e che invece una componente della maggioranza ha rifiutato, alcuni assessori che l’avevano votato in giunta hanno rifiutato, perché noi sappiamo tutti come il voto di astensione equivalga ad un voto di opposizione. Quindi mi sembra un altro gesto di responsabilità quello di dichiarare aperta una verifica di maggioranza». Che scatterà già stamane e alla quale si presenterà «volentieri» pure la Lega, come sottolineato dal capogruppo Massimo Zanello. «Deve essere però chiaro - ha puntualizzato - che, per quanto ci riguarda, la questione deve essere affrontata al tavolo da Bossi e Berlusconi».
Finora,però, i due leader non sono riusciti a trovare una soluzione alla querelle che ha innescato la crisi: il caso Cè. La Lega è pronta a privarsi definitivamente dell’assessore «sospeso» ma vuole contare di più in giunta: con un Maroni superassessore di Sanità e Welfare, o con più assessori con deleghe strategiche.
«Di fatto - ha annotato l’assessore Colozzi - la scelta di oggi della Lega di astenersi scarica sulle spalle di cittadini e imprese lombarde le conseguenze di una battaglia di partito». Lo stop all’assestamento congela infatti 174 milioni di euro destinati - tra gli altri - ai terremotati del Bresciano, al blocco dei lavori dell’ospedale di Varese, al fondo unico per la crescita delle imprese, fino ai tanto richiesti buoni-scuola da parte delle famiglie.