Formigoni: «Un ateo farebbe come me»

«Signor Presidente, le chiediamo di non permettere questa tragedia». È Roberto Formigoni il primo firmatario di un appello al presidente della Repubblica per salvare la vita a Eluana Englaro. Tra i più pronti a sottoscrivere il documento (disponibile on line all’indirizzo www.appelloanapolitano.enter.it) Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Mario Giordano, Vittorio Feltri, Renato Pozzetto, Paola Binetti, Francesco Cossiga.
Il governatore è convinto di portare avanti una battaglia che più laica non si può. «Nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico. La tragica fine che si prospetta non lascia indifferente la coscienza civile dell’Italia - si legge nell’appello a Giorgio Napolitano -. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l’irreversibilità del suo stato vegetativo». E ancora: «Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l’unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio».
Il presidente della Regione, che si è rifiutato di dare attuazione alla sentenza del Tar che chiedeva alla Lombardia di trovare una struttura sanitaria in cui far sospendere l’alimentazione a Eluana, sottolinea una situazione che per lui è «un tentativo di stravolgimento» della realtà: «È incredibile che ci sia un tribunale amministrativo che si arroga il diritto di giudicare della vita e della morte di una persona». Formigoni ha spiegato nel dettaglio la propria posizione durante un convegno organizzato dall’Università Cattolica: «Mi dicono sempre: “ovvio che lei dice e fa questo, è cattolico”. Ma io non ho compiuto nemmeno per una virgola una violazione delle leggi vigenti, ho solo impedito lo sfregio che la Lombardia diventasse complice di un omicidio. È la sentenza a essere in contrasto con le leggi e non lo dico da cattolico. Se al mio posto ci fosse un ateo che usasse la ragione in modo onesto e non l’ideologia, di fronte all’evidenza dei fatti e delle leggi avrebbe dovuto fare le medesime scelte che ho fatto io».
Formigoni cita il giuramento di Ippocrate, da sempre testo di riferimento per i medici: «Non somministrerò mai a nessuno, nemmeno se me lo chiedesse, un farmaco in grado di dare la morte». Ironizza sul nome: «Se avete sentito giuramento d’Ipocrita e non di Ippocrate, è per un difetto del microfono».
Il presidente della Regione ricorda di avere un amico in una condizione simile a quella di Eluana: «È in uno stato strano ma è la stessa persona». Conclude estendendo il discorso anche agli anziani e a tutte le persone non autosufficienti: «Quando i malati percepiscono di essere un peso, si sentono un peso e decidono di lasciarsi andare. Non li abbandoniamo».