Formigoni «blinda» Napolitano: lui resti al Colle, io rimango qui

MilanoVittorio Feltri lo ascolta con un sorriso di compassione, ma Roberto Formigoni non ha dubbi: «Dobbiamo fare le riforme tutti insieme, destra e sinistra. E per questo dobbiamo disinnescare la mina Quirinale. Quindi chiedo che Giorgio Napolitano sia confermato presidente della Repubblica». L’intervistatore lo aspetta al varco: «Mi pare che tu ti sia scordato del passato del presidente». Il presidente della Regione Lombardia allarga le braccia: «Io guardo al futuro».
Ambiente informale, il retrobottega di una gelateria del centro trasformata in saletta: si presenta il nuovo libro, anzi l’ebook del Governatore Il buon governo. «Ma - aggiunge lui - sono stato incerto sul titolo: non mi sarebbe dispiaciuto «Fra la seconda e la terza repubblica».
Il problema però non è nei numeri, ma nel modo in cui ci si arriva. Feltri fa notare che il governo Monti ha aumentato le tasse, ma gli incassi dell’erario stanno diminuendo. E forse, insinua il giornalista, non c’è nemmeno da essere sorpresi per quel che sta succedendo. Formigoni muove la testa come un metronomo per approvare le parole del suo interlocutore: «Bisogna ridurre le spese e poi le tasse. Le cifre della spending review che circolano in questi giorni sono ridicole». E ancora: «Il governo Monti aveva suscitato grandi speranze e però ci sta deludendo». Feltri ironizza sulla spending review: «Non si capisce nemmeno perché la si debba chiamare così». Il governatore si scalda: «Se le altre regioni d’Italia venissero amministrate come la Lombardia, già così, senza toccare niente, si risparmierebbero sei miliardi. Più di quelli che il governo Monti promette di tagliare». Feltri (nella foto con Formigoni) sbuffa: «Come mai ci è costato entrare nell’euro, ci costa rimanere e ci costerebbe pure uscirne?». La replica vola alta sui palazzi del potere: «La Federal Reserve può stampare moneta, la Bce no e questo ci penalizza». Danneggia tutti i partner dell’eurozona e affonda l’Italia. Oltretutto - è il parere del governatore - Roma subisce le politiche di Berlino e Washington. Il momento è difficilissimo, ma la ricetta per superare l’impasse, almeno dalle parti del centrodestra, non è poi così difficile: «Il Pdl torni a fare il Pdl e promuova finalmente le riforme annunciate». Lui non si sposta: «Resterò al Pirellone fino al 2015».