Formigoni cambia la squadra con due donne

Un rimpasto di giunta. Al più presto. «Formigoni? Sta pensando a un gesto forte, eclatante. Per rompere l’accerchiamento di magistratura e informazione alla Regione». A parlare è un uomo vicino al governatore. Che mai come in questi giorni si è esposto su giornali e tivù per rispondere colpo su colpo alle accuse. A testimonianza di quanta sia la sua voglia di dar battaglia. «Se vogliono la guerra, lui è pronto». Nessuna intenzione di mollare, anzi la voglia di un rilancio. E magari su un palcoscenico ancor più prestigioso come le primarie del centrodestra.
Ma prima c’è la matassa lombarda da sbrogliare. Terribilmente complicata dall’arresto di Massimo Ponzoni, ex assessore per ben due volte nelle sue giunte e uomo di fiducia nella profonda Brianza, ricca di denari e di voti. Un terzo durissimo colpo dopo gli arresti degli altri ex assessori Piergianni Prosperini e Franco Nicoli Cristiani. Difficile pensare di resistere ancora se a finire nelle maglie della magistratura dovesse essere un altro uomo di giunta. Magari in carica. E allora Formigoni continua a ribadire la sua linea difensiva, secondo cui le irregolarità commesse non riguarderebbero le attività istituzionali, ma quelle imprenditoriali, vedi il crack Pellicano per Ponzoni o i traffici illeciti di Prosperini. Barricate con cui difendersi dai magistrati, più difficilmente dai militanti del Pdl e da un’opinione pubblica che comincia a invertire il flusso di consenso che è sempre stato il punto di forza del governatore.
E allora la decisione del taglio netto. Magari approfittando della sentenza del Consiglio di stato che ha accolto il ricorso dell’associazione Articolo 51 che chiede un numero maggiore di donne in giunta. O della convocazione dei congressi del Pdl con gli assessori che dovrebbero rinunciare alla poltrona per poter assumere il ruolo di coordinatori. Senza dimenticare le dimissione di Ponzoni da segretario della presidenza del consiglio regionale che libera un altro posto. Ecco dunque l’occasione per un bel rimpasto di giunta con cui metter mano ai nomi più chiacchierati. A cominciare da Massimo Buscemi, l’assessore alla Cultura e socio di Ponzoni nella società madre di tutti i guai, la Pellicano. E citato più volte nei verbali dei pm di Monza. Così come a comparire più volte è il geometra Franco Magnano, imposto a Formigoni nel listino bloccato. Ma rimasto fuori e ripescato con l’incarico di sottosegretario del presidente all’Attrattività e promozione del territorio. Ma a essere riscritto, oltre all’elenco degli assessori, potrebbe essere anche quello delle regole. Imponendo a sottosegretari e assessori di rinunciare alla propria attività professionale. Ma un’ulteriore pedina da spostare potrebbe essere Stefano Maullu che per diventare coordinatore provinciale (spinto dal rafforzato asse Mantovani-Romani-Gelmini) dovrebbe lasciare il posto di assessore. Una proposta che Formigoni gli ha già fatto. Un giro di valzer in cui potrebbero rientrare anche Domenico Zambetti e perfino la consigliera Nicole Minetti, da Formigoni definita un «boccone amaro» da ingoiare e a cui il governatore vorrebbe chiedere un passo indietro. Solo volontario, visto che la Minetti ha il suo seggio da consigliere dopo essere stata inserita nel listino bloccato del presidente.
Presto per fare il nome dei nuovi arrivi. Di certo c’è che almeno due, o forse tre, saranno le donne. A cominciare dalla bresciana Margherita Peroni, presidente della commissione Sanità e Assistenza in Regione. Di lei già si parlò durante l’ultimo toto giunta. Ma alla fine dovette lasciare il posto ad altri.