Formigoni carica i parlamentari «I lombardi devono fare lobby»

«Ricordiamoci che la nostra regione ha detto no a Prodi»

Marcello Chirico

Non ha perso tempo. Nel suo primo giorno ufficiale da governatore-senatore, Roberto Formigoni ha subito messo le cose in chiaro: ha fatto subito capire chi è l’«uomo-forte» del nutrito gruppo di parlamentari lombardi (24 deputati e 13 senatori), dettando la linea da seguire per i prossimi cinque anni, ma anche meno nel caso il Governo avesse qualche incidente di percorso. Come in tanti si augurano e credono in Forza Italia, a cominciare proprio da Formigoni stesso.
Proprio per questo ieri, nella prima riunione collegiale di gruppo in via del Vicario (con a fianco la coordinatrice regionale Mariastella Gelmini), il governatore-senatore ha fissato i punti su cui lavorare. Primo: Prodi ha ricevuto il no di tutto il Nord, Lombardia più degli altri per numero di voti, come tale il centrosinistra sappia che il popolo non lo riconosce. Secondo: per fare fronte comune contro il Governo e far ottenere alla Lombardia il giusto riconoscimento, in termini di risorse finanziarie e progetti, occorre costituire una lobby tra parlamentari lombardi e consiglieri regionali, magari spingendo per l’elezione di capigruppo lombardi sia a Montecitorio che a Palazzo Madama.
«Non dimentichiamoci mai - ha detto Formigoni agli azzurri - che rappresentiamo la regione che ha pronunciato un no sonoro e convinto a Romano Prodi. La nostra gente ha praticamente detto chiaro di non condividere il programma statalista di questa sinistra e questo rode ai nostri avversari perchè sono consapevoli di questa loro debolezza».
In altre parole, questo significa che «almeno dal punto di vista popolare, la Lombardia non riconosce Prodi perchè voleva chiaramente qualcun’altro al suo posto. Poi è chiaro che, seppur per un voto, ha vinto e governerà lui. Però gli ricordo fin d’ora che il suo Governo il nostro consenso in aula se lo dovrà guadagnare ogni volta, sempre che ci riescano». Cosa devono fare per ottenerlo? Semplice, «proponendo programmi che non deprimano il Paese - ha spiegato ai suoi Formigoni -, ma temo che gli sarà molto difficile, visto che partono da un programma sbagliato in partenza e condizionato dalla componente estremista presente nella coalizione. Prodi è già partito col piede sbagliato non difendendo, lo scorso 25 aprile, la Moratti, non prendendo posizione contro chi bruciava la bandiera d’Israele e chi inneggiava alla strage di Nassirya, dopodichè permettendo che riprendesse la protesta dei No-Tav».
Discorso lobby. «Dobbiamo fare come i parlamentari siciliani - ha ricordato Formigoni - i quali, dal ’48 in poi, fecero sempre fronte comune per assicurare la giusta considerazione alla propria regione. Lo proposi già all’inizio della scorsa legislatura, raccolsi l’appoggio di tutti ma poi l’idea venne abbandonata a se stessa. Stavolta speriamo di riuscirci, magari eleggendo dei lombardi come capigruppo, coi quali intrattenere poi rapporti costanti».