Formigoni: «Ci lasceranno solo la BreBeMi»

Le infrastrutture produrrebbero benefici economici per 21 miliardi di euro all’anno

Marcello Chirico

Apparentemente cerca di ostentare tranquillità - «non ci sono state ancora dichiarazioni ufficiali da parte del governo Prodi e quindi - spiega - voglio essere prudente e non fare il bombarolo» -, ma il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, è invece parecchio preoccupato. E lo ammette pure: «Sono enormemente preoccupato», che non è poco. Così come non è di poco conto l’intenzione del nuovo esecutivo nazionale di bloccare la realizzazione delle infrastrutture per mancanza di fondi. Il che significherebbe, per la sola Lombardia, lo stop automatico a una cinquantina di grandi opere, tra strade, autostrade, ferrovie e quant’altro. Un attentato bell’e buono allo sviluppo della regione più industrializzata d’Italia (e non solo lei, visto che strade e treni li utilizzano tutti), in termini sia di collegamenti che d’investimenti: soltanto realizzando Pedemontana, BreBeMi, Alta Velocità e quarta corsia dell’attuale Milano-Brescia si produrrebbero ogni anno benefici economici pari a 21,45 miliardi di euro, praticamente l’8,2 del Pil lombardo.
Proviamo a immaginare quale potrebbe essere il contraccolpo nel caso in cui venissero stoppate tutte e 50 le opere programmate. «Un disastro assoluto», per usare le parole del preoccupatissimo Formigoni, intenzionato a vederci chiaro su questa faccenda a stretto giro di posta. «Il tempo - annuncia il governatore - di organizzare, da parte del nuovo Governo, una seduta di lavoro su questi temi alla quale prendano parte premier, ministri interessati e presidenti di Regione, così come concordato nell’ultimo incontro Stato-Regioni».
Fino ad allora resteremo insomma col fiato in gola, viste le pessime notizie filtrate dagli ambienti governativi.
«Per ora sono solo boatos e per questo preferisco essere prudente e non fare il bombarolo».
Sarà, ma gli annunci del ministro dell’Economia Padoa-Schioppa non sembrano lasciare molte vie d’uscita.
«Ripeto, finora dichiarazioni ufficiali non ho sentite, certo che se venissero confermate certe intenzioni sarebbe un disastro».
Cosa rischia la Lombardia?
«Di veder saltare l’intero programma di nuove strade e autostrade a eccezione della nuova direttissima Milano-Bergamo-Brescia, la BreBeMi, perché c’è già l’accordo con l’Anas. E speriamo che il blocco non riguardi pure le opere ferroviarie, visto che non ci sarebbero più soldi nemmeno nelle casse delle Fs».
Si fermerebbero pure i cantieri già aperti, come quello della quarta corsia della A4?
«Calma, calma, mi auguro proprio di no visto che su molti progetti esiste già un impegno della Società Autostrade. Si chiarisca al più presto anche questo. Comunque il danno sarebbe grave se bloccassero soltanto il 30% delle opere da realizzare, perché bisognerebbe rivedere l’intero programma infrastrutturale e questo sarebbe inammissibile. Primo, perché sono progetti avviati già 10 anni fa col precedente governo Prodi e, secondo, perché abbiamo investito un mucchio di soldi. Che facciamo, li buttiamo dalla finestra?».
A proposito di soldi, dalle prime prese di posizione dei ministri coinvolti sembra che si realizzeranno solo le opere che dispongono dei finanziamenti necessari.
«Se il problema è solo il reperimento dei finanziamenti ci si concentri sul come trovarli, perché non è mica necessario che siano tutti disponibili già in cassa visto che per completare un’autostrada occorrono almeno da 4 a 6 anni. Eppoi si può sempre fare ricorso ai privati».
Diventerebbero carta straccia pure i via libera già incassati dal Cipe?
«Sarebbe inaccettabile, un colpo mortale alle spalle di cittadini e imprese. Il Governo fa bene a recuperare soldi pagare da quelle Regioni che hanno sforato sui bilanci sanitari, ma in questo caso si colpirebbero pure quelle virtuose. Il nuovo Governo deve farsi carico degli impegni presi da quello precedente».
Su questa entrata a gamba tesa ci intravede lo zampino di qualcuno in particolare?
«Un po’ di tutti, dei nemici delle autostrade e delle ferrovie così come dai componenti del nuovo Esecutivo, desideroso di fare le pulci a quello precedente per poi dimostrare agli italiani di saper amministrare meglio. Ci vedo anche tanta strumentalità, e per questo esigo chiarezza».
Per risolvere problemi di questo tipo è più utile un presidente-senatore o basta un governatore tout court?
«L’uno e l’altro. È la chiara dimostrazione dell’utilità di un Senato Federale, dove i governatori potrebbero costringere il Governo ad affrontare le esigenze delle singole regioni. Un progetto sempre valido e per il quale mi continuo a battere».