Formigoni e Lega, prove di divorzio «Crisi in Regione? Dipende da loro»

Il presidente: «Si va avanti se capiscono cosa significa far parte di un’alleanza». Giunta in stallo

Marcello Chirico

Gelo assoluto. Come nei giorni del caso-Cè, che è poi storia di appena sei mesi fa. Il governatore Roberto Formigoni e la Lega sono entrati nuovamente in collisione e la tensione politica si riflette pure sugli atti istituzionali, vedi le riunioni di giunta. Quella appunto di ieri mattina, che è stata praticamente una non-riunione. Per decisione dello stesso Formigoni, che ha deciso di rinviare alla prossima settimana tutti i punti all’ordine del giorno che non avevano carattere d’urgenza. Motivo: una «situazione politica non chiara». Tradotto: quella venutasi a determinare dopo l’esplicito stop alla candidatura del governatore al Senato da parte di Umberto Bossi e Roberto Maroni.
Un «alt» che Formigoni non ha accettato e che non poteva non avere qualche conseguenza. Immediata, così come non sono da escluderne altre a medio termine, magari proprio dopo il voto nazionale del prossimo 9 aprile.
«Dipende tutto e solo dalla Lega» ha spiegato lo stesso Formigoni ieri al Giornale alla domanda se esiste ancora un futuro politico per l’attuale coalizione di centrodestra, con questa attuale composizione partitica, considerate le ormai ricorrenti frizioni tra il presidente della giunta e il Carroccio. «Se decidono di continuare a far parte della Casa delle libertà - ha spiegato Formigoni - e fanno proprio il linguaggio comune della Cdl, se capiscono il significato di un’alleanza politica, allora esisteranno le condizioni per continuare a stare insieme. Lo ripeto, dipende solo da loro». Il governatore non rinnega affatto un percorso comune fatto assieme alla Lega negli ultimi cinque anni di legislatura, «a cominciare dalla battaglia per il federalismo, a favore del quale ho attuato battaglie concrete e continuo ad essere un fervido sostenitore, proprio come i lùmbard», ma non ammette ingerenze esterne «su questioni che riguardano me e il mio partito, e quindi il sottoscritto e Berlusconi». Vedi appunto la sua candidatura al Senato, riguardo alla quale «gli altri partiti devono farsi i fatti propri». E se gli si fa notare che per Palazzo Madama manca sempre il via libera del premier, Formigoni replica così: «Perché, qualcuno conosce quali siano i nomi dei candidati di Fi a Camera e Senato, se si esclude quello appunto di Berlusconi? Quei nomi non si conosceranno prima di lunedì, al ritorno del premier dagli Stati Uniti. Le candidature sono solo nelle sue mani». Compresa appunto quella di Formigoni. Sulla cui possibilità ieri si sono espressi (decisione di via Bellerio) solo gli europarlamentari leghisti. «Ciò che avevamo da dire su Formigoni l’abbiamo detto e lo ribadiamo: è stato eletto per governare la Lombardia per 5 anni e siamo sicuri che si occuperà di fare bene quello», ha detto Matteo Salvini, che ha aggiunto: «Ci stupisce e ci imbarazza la reazione stizzita di quello che in ogni caso dovrebbe essere il rappresentante della Regione più produttiva d’Europa, della quale sono cittadini a pieno titolo pure gli elettori di quella forza politica che lui definisce rozza e villana».
«Formigoni dovrebbe rendersi conto della fondatezza dei rilievi fattigli da Bossi, con rispetto e misura - ha aggiunto Mario Borghezio -; la sua è invece una reazione scomposta a obiezioni semplici da capire. Non capirlo offende la sua intelligenza». Silenzio da parte dei lùmbard «regionali». L’ordine è quello di tenere un profilo basso fino alla presentazione delle liste, dopodiché potranno scatenarsi.