Tra Formigoni e Rutelli giri di valzer in centro

Adalberto Signore

nostro inviato a Rimini

Dopo l’accerchiamento della Lega e la spinta in avanti dell’Udc, Roberto Formigoni si è trovato costretto a dare qualche chiarimento sui suoi progetti per il futuro. Così, se da una parte il Carroccio ha portato avanti una crociata contro l’ipotesi di una candidatura a premier del presidente della Lombardia e dall’altra in un’intervista al Messaggero Rocco Buttiglione l’ha quasi benedetta, il governatore ieri ha rotto gli indugi e placato le curiosità. «Il candidato premier – ha detto rispondendo ad un’espressa domanda dei giornalisti – è Silvio Berlusconi, su questo punto oggi non c’è dibattito».
Insomma, una questione chiusa. Almeno a parole, perché proprio ieri sera al meeting di Rimini è andato in scena il più atteso e inconsueto dei dibattiti. Francesco Rutelli e, appunto, Formigoni a parlare di riformismo. E se non sono state le prime prove tecniche per un grande centro o un eventuale terzo polo come ha sussurrato qualcuno, di certo il confronto è stato tanto inedito quanto equilibrato e prudente. Con una premessa, che Rutelli - alla sua seconda apparizione alla kermesse di Cielle dopo quella del lontano 1992 – butta subito lì: «Alle elezioni politiche generali che ci aspettano fra pochi mesi, io e Formigoni saremo in due schieramenti diversi». Replica il governatore: «Bene, Rutelli ha spazzato via alcuni luoghi comuni». Insomma, spiegano entrambi, l’obiettivo «è quello di verificare la possibilità di lavorare insieme su alcuni temi fondamentali». Lancia l’amo Rutelli: «Non dobbiamo fare le riforme senza che vi siano grandi convergenze. Il centrosinistra può impegnarsi in questo per la prossima legislatura. Certo, sarebbe meglio iniziare da subito con la riforma costituzionale e quella di Bankitalia». «Anche se – concede con grande disponibilità il leader della Margherita – c’è il rischio che su questo punto nella Casa delle libertà possano esserci dei vincoli». «La devoluzione – risponde il presidente della Lombardia – credo che debba essere approvata entro la legislatura, anche per correggere gli errori fatti dall’Ulivo alla fine della scorsa legislatura». «Be’ – replica – io spero non l’approvino».
Il dibattito scorre tra gli applausi della platea. Venti secondi esatti quando viene presentato Formigoni, ancora venti per Rutelli. E i due vanno di pari passo pure nel guardarsi bene di citare i rispettivi candidati premier, Berlusconi e Romano Prodi. Al primo, Formigoni riserva una stoccata sottotraccia sulle tasse, citando la riforma dell’Università di Tony Blair: «Sì, ha alzato le tasse universitarie. Ma riformismo è anche rifiutare la demagogia e illudersi che i servizi non costano». Lo stesso fa Rutelli con l’ex presidente della Commissione Ue: «Sulla fecondazione nel centrosinistra non sono stato in buona compagnia nelle mie posizioni. Ma lo sono stato sul voto, visto che il 50 per cento dei nostri elettori non ha votato».
Si gioca sul filo dell’equilibrio. Il leader della Margherita evita di avventurarsi sul terreno dell’identità europea, evidentemente spinoso. E resta in bilico sulla giustizia: «Vorrei dire molto in proposito ma... diciamo che la non indipendenza dei magistrati è mortale e la irresponsabilità dei magistrati è pure mortale». Sulle tasse, invece, fa un passo di troppo e si ferma sul filo del “precipizio”. «Non ne parlo – dice rivolto a Formigoni – e mantengo l’impegno che avevamo preso a non gettare cerini. Tu hai detto che parlare di tasse era incendiario...». Poi la proposta del governatore: «Facciamo in modo che questa campagna elettorale individui alcuni punti su cui trovare un accordo. Chiunque andrà al governo si impegnerà a realizzarli». «Insomma – concorda Rutelli – dobbiamo cercare di mantenere l’unità su alcune grandi questioni: le riforme, la ricerca (non si può certo fare un piano per una sola legislatura), la famiglia, il fisco, il lavoro». Tutti d’accordo, perché – spiega Formigoni – «nessuno mette in discussione il bipolarismo ma il modo in cui funziona in Italia, da noi è bipolarismo di guerra».
Rutelli ha pure parole di elogio per Cielle e don Giussani. «Siete un movimento carismatico – dice – e apprezzo la vostra capacità di farvi da soli. Oggi siete una presenza viva nella società italiana». «Quello che dovete fare – dice il leader della Margherita – è essere e restare autonomi, il più possibile. Sentitevi liberi di condividere, ma pure di criticare i due schieramenti». «Sono per l'autonomia - ripete Rutelli magari con il pensiero alle recenti polemiche su Bankitalia - pure rispetto all'economia e alla finanza». L'insolito confronto si chiude tra gli applausi. E con l'arrivederci di Formigoni: «Su Carron - dice rivolto a Rutelli - hai avuto parole straordinarie. Grazie di questa testimonianza».