Formigoni: "Expo? Serve un tagliando" La Moratti: "Il governo troverà i soldi"

Il governatore contro i veti incrociati che bloccano la società. Il
sindaco alla Corte dei conti: «I soldi ci sono», In Consiglio comunale
mozione bipartisan per sforare il patto di stabilità: «Ci impediscono
di usare i fondi»

La Corte dei conti alimenta nubi sul futuro dell’Expo. Ma le preoccupazioni per i finanziamenti non turbano il commissario Letizia Moratti, che si prepara a mandare un plico di documenti per tranquillizzare i magistrati contabili. «Non mi preoccupo perché esistono impegni precisi presi dal governo, addirittura sostituendosi agli enti locali o ai privati qualora non ci fossero, da parte di costoro, le risorse» spiega il sindaco, rispondendo ai giornalisti a Palazzo Mezzanotte, durante il convegno «La pace commerciale nel Mediterraneo: un progetto di giustizia privata per le imprese», organizzato dalla Camera di commercio. Insomma, la tesi della Moratti è che il governo è tenuto a stanziare tutti i fondi che mancano all’appello, persino quelli promessi (ed eventualmente non versati) dai privati e dagli enti locali. La relazione quadrimestrale della Corte dei conti, depositata il 16 gennaio scorso, solleva dubbi sulla copertura dei fondi privati, e anche di quelli statali oltre il 2011, anche per quel che riguarda le opere essenziali, ovvero quelle legate al sito dell’Expo e ai collegamenti più immediati. Tra i motivi di preoccupazione l’obbligo rigido per gli enti locali di rispettare il patto di stabilità imposto da una circolare del ministero dell’Economia, che di fatto impedisce anche di usare i proventi di vendite immobiliari e mobiliari e dividendi delle società partecipate. A confortare la Moratti restano le dichiarazioni firmate dall’ex presidente del consiglio, Romano Prodi, dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e dai vertici della Bei (la Banca europea degli investimenti) e della Cassa depositi e prestiti. Impegno politico messo nero su bianco e garanzie di «bancabilità» che al sindaco sembrano sufficienti per essere fiduciosa sul futuro della manifestazione. Prodi e Napolitano, in lettere autografe del 2007 inviate al Bie (il Bureau International des Expositions) e allegate al dossier di candidatura di Milano, si sono impegnati a garantire la fattibilità e la realizzazione dell’Expo. Scrive l’ex premier di centrosinistra: «Faremo qualsiasi cosa in nostro potere, anche con appositi provvedimenti legislativi, per assicurare che tutte le richieste del Bie siano soddisfatte, incluso il reperimento dei fondi necessari all’Expo 2015». E Napolitano: «L’aspirazione dell’Italia a ospitare l’Esposizione universale si pone in linea con la storica vocazione del nostro Paese al multiculturalismo». Ma non tutti sono convinti che si proceda per la strada giusta. Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, invita a riflettere per trovare soluzioni comuni: «È ora di fare, tutti insieme intorno allo stesso tavolo, un tagliando alla macchina dell’Expo perché possa ingranare la marcia». Ricorda le incomprensioni: «C’è una visione diversa dei meccanismi che possono far partire la macchina, ma il tagliando va fatto». Mostra fiducia nel futuro, al di là delle difficoltà, anche il presidente della Camera di commercio di Milano, Carlo Sangalli: «Il tempo sarà recuperato. L’Expo è troppo importante dal punto di vista economico-sociale, anche perché è una risposta alla crisi».