Formigoni invita Napolitano in Lombardia

«Ogni giorno in più che trascorro in Parlamento, mi rendo conto di quanto bisogno ci sia di dare più vigore e forza al centrodestra»

Marcello Chirico

«Lo conosco, lo stimo e l’apprezzo e mi auguro che voglia iniziare proprio dalla Lombardia le sue visite istituzionali, come segno d’attenzione verso questa parte significativa del Paese». Parole migliori non poteva di certo trovare Roberto Formigoni a commento dell’elezione di Giorgio Napolitano alla carica di capo dello Stato, anche se il governatore lombardo - appena rientrato da Roma - non ha lesinato critiche per il metodo con cui il senatore diessino è stato eletto. Un metodo «non di dialogo col centrodestra che aveva offerto la mano tesa - ha detto -, ma di semplice richiesta di voti aggiuntivi da parte di una maggioranza che credeva di essere autosufficiente e di fatto lo era numericamente, ma non politicamente. Anzichè proporci una rosa di candidature su cui poi discutere e scegliere insieme, hanno di fatto presentato sempre un unico candidato, prima D’Alema e poi Napolitano».
E che alla fine abbia prevalso quest’ultimo, Formigoni lo ha accolto comunque come una vittoria della Cdl. «Perchè - ha spiegato - Napolitano è stato un militante politico, ma in maniera diversa rispetto a D’Alema, che ha una militanza politica recentissima e anche attuale, e che è stato il principale generale-organizzatore del centrosinistra. Che noi lo votassimo sarebbe stato incomprensibile, perchè sarebbe stato un mostro politico. Il fatto che D’Alema non sia salito al Colle da generale vittorioso è quindi ascrivibile come una nostra vittoria».
Formigoni non si è limitato a criticare candidature e metodi, ma pure il programma dell’Unione, «nel quale - ha ricordato - il centrosinistra parlava di superare nell’elezione del presidente della Repubblica il metodo della maggioranza semplice per giungere ad una maggioranza qualificata. Un’ottima idea, peccato però si siano contraddetti alla prima occasione. Non è serio e non è di certo un buon esordio».
Inevitabile poi un passaggio, in conferenza stampa, sul suo futuro, ancora in bilico tra Pirellone e Palazzo Madama. Una scelta su cui il governatore (forse anche per il gusto di creare ad arte un po’ di suspense) ha detto che «non conviene fare pronostici», anche perchè «ogni giorno in più che trascorro in Parlamento - ha spiegato - mi rendo conto di quanto bisogno ci sia di dare più vigore e forza alla Cdl. E il fatto che abbiamo perso le elezione non è un buon motivo perchè io resti a Milano. Non farò il ministro, ma magari potrò guidare le armate». Missione questa che però, a Roma, sono in tanti (forse troppi) a voler compiere in prima persona, e proprio questo gran serraglio dovrebbe alla fine indurre Formigoni a continuare a governare (in prima persona) la grande e potente Lombardia. «Deciderò entro metà giugno, con un referendum popolare a mie spese» ha ribadito, annunciando pure che il rimpasto di giunta ci sarà prima dell’estate. E allora viene da chiedere: il governatore riorganizzerà la sua giunta o farà il senatore? Più di una cosa di certo, quest’estate, non potrà fare. Che si sia tradito da solo?
Tornando a Napolitano, non sono mancati ieri auguri e commenti sulla sua elezione da parte di sindaco e aspiranti tali. «L’ho conosciuto come ministro degli Interni e ne ho apprezzato equilibrio e spessore umano - ha detto Albertini - mi auguro che adesso usi equidistanza e autorevolezza in modo da far superare al Paese incertezze e tensioni». «Conosco la sua storia personale e sono certa che saprà collaborare col Parlamento per la crescita armonica del Paese» l’auspicio di Letizia Moratti. Subito confermato da Bruno Ferrante: «Gli italiani possono stare tranquilli, rappresenterà gli interessi di tutti e non farà sconti a nessuno».