Formigoni: io non corro, c’è già Berlusconi

Il presidente azzurro alla festa di An lancia il premier: «È lui l’uomo giusto della nostra coalizione per battere il centrosinistra»

Giannino della Frattina

da Milano

«L’alleanza ha un candidato naturale ed è Silvio Berlusconi. In questo momento non vedo le condizioni per una mia candidatura a eventuali primarie del centrodestra». Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni non ha nessuna difficoltà a stoppare e calciare in tribuna la domanda che Enrico Mentana sperava potesse essere un po’ più insidiosa.
Milano, Palazzina Liberty, la Festa tricolore organizzata da Alleanza nazionale. Nella tana di Ignazio La Russa il conduttore di Matrix cerca di mettere all’angolo uno che anche nell’ultima tornata elettorale ha fatto della Lombardia un fortino inespugnabile per la carica dei governatori targati centrosinistra. Il «gran rifiuto» proprio da lui, il primo a parlare di una consultazione per decidere lo sfidante. E proprio quando l’ipotesi di una consultazione dei militanti riprende quota. Non per «viltade», ma per preciso calcolo politico. «Proprio in questi giorni di candidature e autocandidature nel centrodestra», lo stuzzica Mentana. «Ne ho parlato a primavera quando Berlusconi ventilò la possibilità di non essere lui il candidato. Allora ritenevo che una consultazione degli elettori potesse essere una buona strada per individuare lo sfidante. Oggi Berlusconi non so se sia l’uomo migliore in assoluto, ma sicuramente è il miglior candidato per battere il centrosinistra». La Russa annuisce, i militanti di An applaudono. Forse anche perché Gianfranco Fini, il cavallo di casa, è lontano. Di certo, secondo Formigoni, non bisognerà guardare alle primarie altrui. «Quelle del centrosinistra non sono un esempio da seguire - attacca -. Solo un modo per dare una parzialissima legittimazione a Romano Prodi, una candidatura già decisa. E infatti non c’è nemmeno un rappresentante dei Ds, il maggior azionista della coalizione». «Casini, Formigoni, Prodi, tutti ex democristiani», inziga Mentana. «Casini e io eravamo dello stesso partito e ora militiamo nella stessa coalizione. Prodi no. Ha sempre rivendicato la sua non apparteneneza alla Dc anche se è sempre stato abilissimo a rivendicare i vantaggi del partito senza portarne le croci». Applausometro al massimo.
«Altro cattolico - incalza Mentana - è il governatore di Bankitalia -. Ora c’è la professione di antifazismo a cui Fini ha costretto Berlusconi per acconsentire al reinsediamento di Tremonti ministro». «Sbagliato giudicare Fazio per il suo appartenere alla comunità cristiana. Va giudicato per i suoi comportamenti». Quindi? Assoluta censura per l’uso delle intercettazioni in «un’operazione di tipo politico». «I comportamenti di Fazio? La finalità non era censurabile, tutelare le aziende italiane dall’assalto delle centrali di potere straniere. Forse il governatore ha finito con il lasciare il dubbio di qualche difetto nella linearità e trasparenza». La Russa gli dà di gomito. «Ora - alza il tiro Formigoni - bisogna decidere se la presenza di Fazio sia utile o danneggi l’immagine dell’Italia nel mondo». Lei al suo posto? «Non sono al suo posto. Ma forse Fazio farebbe bene a fare il beau geste. Anche se il governo nei suoi confronti non ha avuto un atteggiamento lineare».
Mitraglia Mentana incalza, Formigoni non si nasconde. «Il partito unico? Assolutamente favorevole. Dopo dieci anni di convivenza dobbiamo dare ancora maggiore unità a questa pluralità di voci armoniche». «Lega e caso Cè? L’alleanza si è presentata unita alle elezioni e non ci sono motivi di contrasto». E via col calembour.« La soluzione ancora non Cè, ma presto ci sarà». Chiusura con siparietto. «Domani (oggi, ndr) c’è Emilio Fede», annuncia La Russa. «Chi?», fa da spalla Mentana. «Lunedì Rossella». «Chi?». Poi il lapsus. «E sabato prossimo Bruno Vespa che intervista Bruno Vespa». «A questo prima o poi bisognava arrivare», sibila Mentana. «Ops, intervista Marcello Pera».