Formigoni lancia il quoziente familiare

Come combattere la povertà? Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lancia l’idea del quoziente familiare, «che Stato, Regioni e Comuni dovrebbero assumere come parametro delle loro politiche, ma che anche un imprenditore dovrebbe adottare nel modo di concepire la propria azienda». Si tratta di un indicatore di reddito che tiene conto delle condizioni reali della famiglia e, in particolare, del numero e della situazione dei componenti.
In questo modo si riuscirebbe ad avere un quadro più chiaro delle famiglie fragili in Lombardia (ad oggi 130mila) e si potrebbero impostare politiche più mirate per aiutarle. Durante l’apertura dell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, è emerso che tra i nuovi poveri ci sono i padri separati, finiti sul lastrico per pagare le spese di moglie e figli. «Occorre sostenere la famiglia - spiega Formigoni - prima che si rompa. La rottura del legame familiare prelude spesso alla caduta in povertà dei suoi membri». Anche il Comune di Milano è impegnato nella lotta contro la povertà e, in particolare, per i padri divorziati ha da poco messo a disposizione dei volontari due appartamenti ricavati dalla confisca dei beni della mafia. In più, è stato potenziato il piano anti freddo, di cui hanno usufruito 1.130 persone, vengono serviti 7mila pasti caldi ogni giorno e sono stati aumentati i fondi per aiutare i disoccupati a trovare lavoro. «Non bisogna rassegnarsi alla povertà» spiega il sindaco Letizia Moratti. E per questo Comune e Regione parteciperanno alla stesura del piano nazionale di integrazione, che sarà presentato entro un mese dal ministro alle Politiche sociali Maurizio Sacconi. «Noi amministratori locali - spiega la Moratti - abbiamo bisogno di linee guida da parte del governo». Secondo Sacconi, il piano sarà basato su «una robusta politica per l’integrazione, che è l’altra faccia della sicurezza». Una delle iniziative su cui si intende far leva è la Social card, una di tessera prepagata grazie alla quale chi è in difficoltà potrà avere un aiuto per pagare le bollette o per fare la spesa. «È un volano che ora deve essere messo a disposizione delle regioni - spiega Sacconi - enti locali e terzo settore affinché possano modulare la platea dei beneficiari nei diversi territori e ampliare la gamma dei servizi offerti».