Formigoni: "A Milano noi più forti della Lega"

Il governatore della Lombardia: "Comunione e Liberazione appoggia compatta il Pdl. Il resto sono solo fantasie". E sulla sfida interna: "Giusto contarsi. Ma guiderò la Regione per un altro mandato"

Milano - Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, allora è partita chiusa per la Provincia di Milano?
«Sì, vinciamo al primo turno. Con Guido Podestà avremo finalmente un governo provinciale coerente con i nostri valori. Un governo del fare e del fare bene. Guido è un candidato che merita Milano che a sua volta merita un candidato così».

Eppure circolano voci che il voto di Cl, di parte del mondo cattolico andrebbe...
«Fantasie giornalistiche. Il voto lo ripeto è per Guido Podestà. Poi, giusto per capirci, Milano è la Provincia più importante d’Italia e la vogliamo rendere finalmente coesa con la nostra gerarchia di valori».

Dunque, anche lei come Silvio Berlusconi sostiene che a Milano ci sia «un’anomalia da sanare»?
«È un fatto che tra una Regione come la Lombardia e un Comune come Milano dove il centrodestra governa da tanti anni ci sia poi una Provincia in mano della sinistra. Sì, è un’anomalia che i milanesi hanno l’opportunità di sanare e con un candidato davvero qualificato. È l’occasione per dare una svolta, un’accelerazione e far tornare la Provincia di Milano protagonista della vita socio-economica».

Suvvia, Formigoni, neanche un dubbio sulla riconquista di Palazzo Isimbardi?
«No, assolutamente no. Anzi, propongo io il titolo di quest’intervista: “Formigoni vota Podestà”, con sottotitolo: “Il candidato Pdl vince al primo turno”. Chiaro? Guido è il miglior candidato che il Pdl poteva far scendere in campo: incarna la politica del fare e del bene comune, ha servito l’Italia all’Europarlamento per tre legislature e per ben sette anni è stato vicepresidente dell’assemblea. Un palmares che gli altri candidati in giro per l’Italia non possono vantare».

Mettiamo che, puro caso, si vada al secondo turno: cosa vi aspettate dal Carroccio?
«Poiché gli elettori leghisti sanno l’importanza della partita, della posta in gioco, la domanda diventa inutile».

Oggi e domani si vota e lei, presidente, ancora ieri sera ha tenuto l’ennesimo comizio...
«Il sesto della giornata. Sei comizi ogni giorno nell’ultimo mese. Mi sono speso come mai per Podestà e gli altri sette candidati alle Province e i sindaci del Pdl».

Quindi ha in mano il sentimento degli elettori a un passo dalle urne.
«Ovunque, ma davvero ovunque, registro il gradimento per la scelta di essere insieme, per non aver fatto l’errore di dividerci dalla Lega come nel 2004. Lega che è alleato fedele ma allo stesso tempo concorrente».

Bossi sostiene col «c... che il Pdl batte la Lega». Immagino che lei, Formigoni, non sia d’accordo.
«Si sa che la concorrenza fa bene, con la Lega gareggiamo nella conquista dei consensi, per esempio alle Europee. Ma in Lombardia non c’è gioco: il Pdl è più forte della Lega. Il Pdl è nettamente avanti. Collaborando e competendo cresciamo entrambi: l’elettorato ci premia complessivamente e premia ciascuno dei nostri partiti, ma in Lombardia il Pdl è e resterà nettamente il primo partito».

Questo significa che nel 2010 sarà sempre lei il governatore e che su quella poltrona non siederà un leghista?
«Ne sono certo, sarò ancora io il presidente della Lombardia».

Silvio Berlusconi però è apparso possibilista su una presidenza leghista.
«Tra me e il presidente Berlusconi c’è una profonda identità di vedute. Se il Giornale mi chiede che farò alle prossime regionali, rispondo che farò il presidente della Regione Lombardia».

Allora, vuol dire che per la Lega ci sarà la poltronissima di Palazzo Balbi, ovvero la sede della Regione Veneto?
«Anche lì sarà una leale e serena competizione tra alleati. Chi prende più voti governa. Credo che anche in Veneto il Pdl saprà però recuperare consensi».

Restando in Lombardia - ma vale anche per il Veneto – esiste un problema centrale: la sicurezza. Berlusconi parla di «Milano, città africana». Condivide?
«L’immagine dettata dal presidente è chiara: a Milano ma anche in tutta l’Italia esiste un problema immigrazione perché il governo Prodi permise l’ingresso di immigrati clandestini, di migliaia e migliaia di persone che in Italia si dedicano alla delinquenza. Non bisogna dimenticare che il governo Prodi fu l’unico a non chiedere neppure la moratoria, due anni di sospensione, quando si trattò di far entrare la Romania nell’Unione Europea. Ma posso fare un’annotazione?».

Prego.
«L’accoglienza verso l’immigrato si deve e si può esercitare, ma nei confronti di coloro ai quali è possibile dare lavoro, casa e assistenza sanitaria».

Allora, che fare nelle nostre città?
«Dobbiamo fare di più, è evidente. Milano, ad esempio, è una delle poche città in cui si può camminare a ogni ora del giorno e della notte. Ma donne e anziani, bambini e negozianti hanno bisogno di sentirsi sicuri anche dentro casa, dentro i negozi. Ecco perché Milano ha sperimentato con successo i militari nelle strade».