Formigoni: "Nel Pdl forte presenza cattolica. Il posto dell’Udc è qui"

Il governatore lombardo replica a Boffo, direttore di 'Avvenire': "La sua difesa del partito di Casini è una scelta politica legittima ma non può parlare a nome dei vescovi"

Milano - Una difesa politica del simbolo dell’Udc. Così è suonato a molti l’intervento al Tg1 del direttore di Avvenire, Dino Boffo, quando ha chiesto «che sia salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana». E Roberto Formigoni, esponente cattolico di punta di Forza Italia e oggi del Popolo della libertà, interpreta la sorpresa e il dissenso del centrodestra: «È una scelta politica, del tutto politica, quella che il cittadino Dino Boffo fa. Ma per il ruolo delicato che egli ricopre coinvolge sfortunatamente la comunità dei credenti e questo è un male».

Lei è un cattolico e contesta la posizione di Avvenire, il quotidiano della Cei?
«Dino Boffo è persona gentile e degna di stima, occupa un posto molto delicato perché dirige Avvenire che normalmente viene indicato come il quotidiano dei vescovi. Sabato sera al Tg1 ha fatto affermazioni sulle quali però è almeno lecito discutere. Tra l’altro vedo che nell’edizione dell’Avvenire in edicola non sono state trattate come dichiarazioni di un direttore, inserite in un editoriale che impegna la linea ufficiale del giornale, e questo va molto bene».

A suo parere, quindi, le parole sull’Udc non rappresentano il parere dei vescovi?
«Il segretario della Cei, monsignor Betori, ha sempre detto che i vescovi non fanno il tifo per nessun partito politico. Non credo proprio che siano disposti a farlo per un simbolo. E quale simbolo, poi! Si è sempre detto che era sbagliato farlo con una Dc sopra il 40 per cento, come si potrebbe farlo oggi con partiti di più piccole dimensioni?».

Anche il direttore di Avvenire dice che la Chiesa non fa scelte di schieramento.
«Sì, ma dice di voler difendere l’interesse dei cattolici e questo non mi pare rispondere alla verità. Non vedo dunque questo proclamato interesse dei cattolici a salvaguardare nel centrodestra la persistenza di un simbolo. È una questione solo e soltanto politica. E qui si vede subito una curiosa asimmetria: quel che non è mai stato chiesto al centrosinistra viene chiesto al centrodestra. Non è stato mai chiesto di salvare un partito che facesse riferimento alla dottrina sociale cristiana eppure c’era un partito di questo tipo, la Margherita. Il processo di confluenza è durato diversi mesi e non risulta che qualcuno abbia avuto a che ridire».

Intende dire che il quotidiano della Cei usa due pesi e due misure?
«Perché mai oggi si dovrebbe invocare un presunto interesse dei cattolici ad avere nel centrodestra un partito che dovrebbe fare riferimento alla dottrina sociale cristiana? Si è guardato al processo di semplificazione innestato dal Pd con una certa benevolenza e con un compiacimento che invece non vengono riservati a quanto sta avvenendo nel centrodestra. E questa vistosa asimmetria appare una scelta del tutto ingiustificata, personale o di gruppo, vorrei dire».

Una scelta illegittima?
«Scelta legittima, ma che non può in alcun modo essere giustificata in nome dei cattolici come invece il dottor Boffo fa. È una scelta politica. La cosa appare ancora più curiosa perché è come se ci si fidasse dei cattolici che sono nel Pd, come se fossero sufficienti a garantire il riferimento alla dottrina sociale cristiana, mentre si ignora o non si parla della presenza di esponenti cattolici nel Popolo della libertà. Eppure nel Pdl ci sono figure cattoliche anche di rilievo e alcune di queste rivestono importanti ruoli istituzionali».

Si riferisce a se stesso? Lei è un ex dc e tra i fondatori del Movimento popolare.
«Non solo. Ci sono in Forza Italia e domani nel Pdl molte donne e molti uomini che militano nel mondo cattolico o hanno avuto in passato una militanza nella Dc e che sono credenti e realizzano una politica ispirata alla visione cristiana e liberale della persona. Basti guardare al buono scuola, alle politiche per la famiglia, la maternità e la natalità che abbiamo fatto in numerose Regioni».

Lei ha fatto molti appelli all’Udc perché entrasse nel Pdl. Ha cambiato idea?
«L’Udc è uno dei partiti fondatori della Cdl, aderenti al Ppe, e dunque mi auguro che voglia unirsi a noi in questa nuova casa del Partito popolare europeo sezione italiana che è il Pdl. È un auspicio forte che faccio da militante politico e da militante cattolico del Pdl. Gli amici dell’Udc, io e i miei amici siamo da tempo convinti che il centrodestra italiano sia lo schieramento più apprezzato per difendere la visione cristiana della persona e della società. I cattolici che militano già nel Pdl si augurano che anche gli amici, cattolici e non cattolici, dell’Udc vengano nel Pdl, ma a parità di condizioni per tutti. La politica è questa, la richiesta della semplificazione è cogente ed è giusto non lasciare eccezioni».