Formigoni: «Per padre Bossi la Farnesina ha fatto poco»

«È grave che non ci sia stata da parte del governo la mobilitazione che c’è stata per altre persone»

«La Farnesina ha fatto poco. E comunque lo ha fatto in ritardo». Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, accusa il ministero degli Esteri di non essersi dato abbastanza da fare per la liberazione di padre Giancarlo Bossi, rapito nelle Filippine il 10 giugno scorso. Almeno, non come per gli altri rapiti in Iraq o in Afghanistan.
«Non c'è stata la giusta mobilitazione delle altre volte ma un atteggiamento sbagliatissimo». Per questo il governatore lombardo il 4 luglio sarà a Roma per manifestare in difesa dei cristiani perseguitati nel mondo. «Manifesterò anche per dare una sveglia alla Farnesina. Le notizie positive avute inizialmente sono naufragate e non si ipotizza di poter sapere nulla nel prossimo futuro».
Già qualche settimana fa Formigoni, assieme ai famigliari di padre Bossi, aveva lanciato un appello per tenere alta l'attenzione sulla vicenda spronare a fare il possibile.
Intanto oggi una delegazione dell'unità di crisi comincerà a lavorare a Mindanao con le autorità locali filippine politiche ed ecclesiali. E non si perdono le speranze. Un generale dell'esercito filippino garantisce sulle buone condizioni di salute di padre Bossi. Il Pime, pontificio istituto per le missioni estere, interviene sulle polemiche dei giorni scorsi e sprona ad evitare le strumentalizzazioni politiche e a non vedere nella vicenda «un conflitto tra cristiani e musulmani, al momento ingiustificato. Il Pime - puntualizza il superiore generale dell'istituto, padre Gian Battista Zanchi - non vuole essere coinvolto in polemiche politiche e si spiace che la vita di una persona venga strumentalizzata. Le polemiche rischiano di essere controproducenti, rendendo ancora più difficile la liberazione».