Formigoni: «Il patto di stabilità? Che tortura per chi è virtuoso»

«Il patto di stabilità nazionale è una vera e propria tortura nei confronti delle nostre amministrazioni locali» perché blocca gli investimenti pubblici degli enti «virtuosi». E li penalizza rispetto a quelli «viziosi». Usa parole forti il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, per definire il patto di stabilità interno, che costringe i comuni a limitare i propri investimenti a prescindere dal fatto che siano virtuosi o meno. In passato Formigoni aveva utilizzato la metafora degli alunni di una classe, dove i più bravi non vengono premiati, al pari dei peggiori. E adesso torna a ripetere che le regole devono cambiare. Per permettere agli enti locali di continuare a investire nei loro progetti, la Lombardia passa ai fatti e garantisce una piattaforma di 40 milioni di euro, da ripartire tra i 1.500 comuni, le 12 amministrazioni provinciali lombarde e le 30 comunità montane. Senza questa «boccata di ossigeno» sarebbero soffocate nei parametri rigidi del patto di stabilità nazionale. Ieri la Regione, l’Anci Lombardia e l’Upl (Unione delle province lombarde) hanno sottoscritto l’accordo.
Una mossa «inevitabile e legittima per la salvaguardia dei bilanci degli enti pubblici» che tuttavia potrebbe essere gestita «in maniera diversa». Da qui la richiesta del governatore lombardo: «Sia attuato in maniera intelligente, in modo che tutte le risorse degli enti locali possano essere spese a vantaggio del cittadino». «Ecco perché - ha spiegato Formigoni - abbiamo cercato di alleviare questa tortura dei sindaci e presidenti di provincia, dimostrando che si può far fronte agli obblighi comunitari, che poi significano obblighi di stabilità e rispetto dei bilanci, ma in modo più intelligente attraverso compensazioni territoriali». In sostanza, si chiede che il patto di stabilità fissi i vincoli non per ogni singolo ente ma per un territorio, lasciando autonomia, e dunque più flessibilità, nella sua applicazione.
La Lombardia torna a chiedere autonomia e meno vincoli: vuole cioè che sia finalmente applicato il federalismo fiscale. Per essere libera perfino di sottoscrivere un patto di stabilità con l’Unione Europea. «Questa non è una pretesa di separarci dal governo - rilancia Formigoni - ma un riconoscimento alla nostra responsabilità, anche di fronte all’Europa. Siamo in grado di farlo. La nostra richiesta di federalismo non è chiedere ad altri che ci risolvano i problemi ma utilizzare gli strumenti dell’autonomia». I Comuni lombardi non possono che brindare. «Grazie a questo accordo - sostiene il presidente dell’Anci e sindaco di Varese Attilio Fontana - gli enti potranno effettuare i pagamenti tanto attesi dalle imprese. Per di più, si fa un passo importante verso il federalismo». Il presidente della Provincia Guido Podestà parla di «ossigeno finanziario».
Uno spiraglio da Roma tuttavia arriva e riguarda l’Expo. Il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli assicura che entro il 2015 la Lombardia avrà tutte le opere di cui ha bisogno, a costo di andare in deroga al patto di stabilità interno che vincola gli investimenti del Comune di Milano.