Formigoni pensa alle primarie «Potrei candidarmi anch’io»

Marcello Chirico

da Milano

Primarie per scegliere il prossimo leader della Cdl, o di ciò che la Casa delle libertà dovesse diventare. Primarie per scegliere il candidato sindaco del centrodestra a Palazzo Marino. Primarie, primarie, primarie: da qualche giorno a Milano, culla del Polo e laboratorio politico acclarato, non si parla d’altro. Praticamente da quando il governatore lombardo Roberto Formigoni ha lanciato pubblicamente (e sono trascorsi appena 4 giorni) l’idea della pre-consultazione elettorale come nuovo e - soprattutto per la Cdl - innovativo metodo per selezionare i futuri quadri dirigenti del centrodestra. A cominciare dai Numeri Uno, sia su scala nazionale sia locale. Il tutto quando manca, notare la tempestività, meno di un anno al voto politico e a quello amministrativo in alcune grandi città, capoluogo lombardo compreso.
Una proposta, questa formigoniana delle primarie, sponsorizzata dall’ala forzista a lui più vicina (di cui fanno parte l’ideologo Del Debbio, il presidente del Senato Pera, insieme a tutti quegli onorevoli o amministratori locali più propensi al cambiamento di rotta), e che il governatore della Lombardia - desideroso(come tanti altri, per la verità) di costruire per tempo i presupposti per un’eventuale successione di Silvio Berlusconi alla guida della coalizione - ha rilanciato pure ieri. Con un particolare in più: la possibilità che, tra i candidati, ci sia pure lui. Ed è stata la prima volta che il governatore abbia ipotizzato apertamente un proprio convolgimento diretto nel dopo-Cavaliere.
«Se ce ne sarà la possibilità, vedremo» ha risposto, uscendo dalla Santa Messa celebrata in Duomo in ricordo del fondatore dell’Opus Dei Josemaria Escrivá, a chi gli prospettava questa possibilità. Con l’inevitabile correzione del tiro per evitare di far spazientire il premier, che già una volta lo aveva stoppato quando avviò (senza il suo permesso) l’operazione dell’allargamento della Cdl all’esterno. «Per quanto riguarda la candidatura del prossimo leader, se continuerà ad essere Berlusconi nulla quaestio (tradotto: nessun problema). Se invece Berlusconi, come per certi aspetti continua a dire, preferisce fare passi indietro, ritengo che allora si dovrà sentire il polso della base con le primarie. E la scelta dei candidati potrebbe riguardare diverse personalità, vedremo in quel momento». Ma Formigoni, che ha fatto per 10 anni palestra amministrativa nella Grande Lombardia (per altro, con risultati più che soddisfacenti), è pronto e sarà sicuramente tra questi.
Una «primaria» selezione dei possibili aspiranti-leader Formigoni la ritiene necessaria soprattutto se si dovesse andare a compimento pure la realizzazione del partito unico. «In quel caso, che succede - chiede il governatore -, sarà la segreteria unica a scegliere il candidato? Francamente questo non va bene. Il partito unico dovrà essere un partito democratico, dove ci si confronta e si vota. L’espressione del voto, per cui a decidere sono gli aderenti al partito e ai movimenti, è fondamentale. Altrimenti non cambia nulla». Un messaggio trasversale all’attuale classe dirigente di Forza Italia, la quale ha manifestato perplessità sul metodo di consultazione interno proposto dal governatore. Alla luce proprio dell’operazione-rilancio di Fi sul territorio al quale molti di loro hanno iniziato a mettere mano da qualche mese. Come la nuova coordinatrice lombarda Maria Stella Gelmini, secondo la quale «parlare al momento di primarie è prematuro». E come lei, non sono del tutto pure convinti della bontà della proposta pure gli alleati di An («Se il bipartitismo è allo stato embrionale, le primarie sono possibili ma non indispensabili» secondo La Russa) e Lega («È un’idea poco seria» la stronca Giancarlo Giorgetti).
Ma Formigoni insiste: «Prima di mettere nel cassetto questa possibilità, vale la pena riflettere. Ce ne sono di migliori? Vengano avanti, ma non si può dire soltanto che non vanno bene. Per sentire la gente nelle scelte che contano mi sembrano uno strumento formidabile. Non vorrei che, dopo la sconfitta elettorale dello scorso aprile, non si voltasse troppo presto la testa dall’altra parte... Non bisogna aver paura del confronto democratico, le primarie sono anche un modo per parlare tutti insieme del programma oltre che di persone». E, a questo proposito, Formigoni le propone pure per scegliere il futuro sindaco di Milano: «Se la Moratti ci sta, è lei il candidato, altrimenti - dice - si dovrà ulteriormente ragionare e lavorare. E la strada giusta potrebbe essere proprio quella delle primarie».

Annunci

Altri articoli