Formigoni pensa di ricandidarsi per arrivare all’Expo

Rinviato il secondo incontro con Berlusconi. E in Regione è già scattato il toto-rimpasto

(...) Durante un contatto telefonico si è così deciso di aggiornarsi a oggi per decidere quando fissare il nuovo faccia a faccia. Ad Arcore Berlusconi e Formigoni hanno parlato anche dell’Expo e del ruolo che avrà il presidente della Regione nella gestione della rassegna. «Valutiamo la mia permanenza in Lombardia nell’ottica del 2015» ha detto il presidente della Regione, parlando anche di una sua possibile delega romana sull’Esposizione universale. In ogni caso, anche se l’ipotesi nazionale dovesse risultare incompatibile, si è discusso di «un ruolo importante nell’Expo».
L’importanza del Pirellone è già definita dalla società di gestione di cui ieri il sindaco Moratti ha pianificato con Berlusconi, ma ci saranno da realizzare anche leggi regionali ad hoc e accordi di programma in capo alla Regione. Oltre ai 4,3 miliardi di euro che il dossier candidatura prevede si spendano per l’Expo, ci sono da considerare tutte le attività collaterali, con un movimento complessivo di 20-25 miliardi di euro. In concreto, per accogliere i visitatori ci sarà bisogno di un aeroporto da 80 milioni di passeggeri e quindi è necessario gestire il potenziamento di Malpensa. Per non parlare degli alberghi, delle strutture di collegamento, delle infrastrutture esterne ai confini della città di Milano. Tutte opere che vanno programmate e seguite nei tempi lunghi che sono necessari.
Ecco così tornare l’ipotesi, mai esclusa da Formigoni, di poter correre anche nel 2010, arrivando così all’anno dell’Expo. Il presidente della Regione ha sempre detto che avrebbe preferito la Lombardia a qualsiasi ministero non strategico, nel quale le istanze lombarde non potessero essere portate avanti. E per questo ha citato più volte la presidenza del Senato, Interni, Esteri o anche le Attività produttive, escludendo altri ruoli come l’Istruzione. A complicare la vicenda è intervenuto il successo elettorale della Lega, che rende «politicamente inopportune» elezioni ravvicinate in Lombardia. Così a Formigoni è stato chiesto un atto di responsabilità e lui sta valutando modi e tempi di una prospettiva duratura.
Anche se non è ancora esclusa alcuna sorpresa dell’ultima ora (Berlusconi ha davanti tutti i desiderata, ma deve ancora definire gli incastri), nei corridoi del Pirellone si discute già dei futuri assetti di giunta. An ricorda che c’è tempo perché la vicepresidente Viviana Beccalossi e il capodelegazione Massimo Corsaro debbano optare tra la Regione e il Parlamento, dove sono stati eletti. Un discorso che vale anche per il capodelegazione azzurro, Giancarlo Abelli. La legge concede loro due mesi e in passato c’è stato chi - come Roberto Alboni, anche lui di An - ha optato dopo un anno. An non vorrebbe lasciare la vicepresidenza, per la quale è già partita qualche rivendicazione dalla Lega per il capodelegazione Davide Boni. Circola qualche nome anche per i sostituti di Beccalossi e Corsaro. Se entrambi andranno via, saranno sostituiti quasi certamente da un milanese come Carlo Fidanza, Umberto Maerna, Giovanni Bozzetti o Romano La Russa. Tra gli altri candidati in corsa i varesini Luca Ferrazzi e Marco Airaghi. L’ultima parola toccherà a Roberto Formigoni.