Formigoni resiste: «Immune da reati»

Milano«Insistono», loro. E non molla neanche lui, Roberto Formigoni, finito nella bufera per l’accusa di corruzione e finanziamento illecito che gli è piombata addosso a mezzo stampa. «Vedo che alcuni giornali e tv insistono nel sostenere senza prove che sarei indagato, talvolta citando loro anonimi informatori», attacca il presidente della Regione Lombardia. Ma «ribadisco per il secondo giorno: non ho ricevuto alcun avviso di garanzia». Formigoni, dunque, aspetta una comunicazione ufficiale dalla Procura di Milano. Ma Formigoni è indagato, e con lui anche il consulente-mediatore Pierangelo Daccò, il super-manager della sanità lombarda Carlo Lucchina, l’ex assessore regionale Antonio Simone e il direttore generale della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino.
Però Formigoni - che per i pm avrebbe favorito gli interessi della Maugeri con delibere di giunta ad hoc, in cambio di viaggi e vacanze lussuose, e di 500mila euro per la campagna elettorale del 2010 - chiede che i giornali «prendano atto che non sono la bocca della verità e non possono essere creduti solo perché “lo dicono loro”». L’accusa è di «utilizzare artatamente stralci di interrogatori di indagati, che dovrebbero essere segretati, per aiutare chi ha come scopo quello di tentare di porre fine all’esperienza delle giunte Formigoni in Lombardia». E per sottolineare la bontà del proprio operato, il governatore riporta i dati di una ricerca Federfarma, secondo cui la spesa farmaceutica netta in Lombardia è scesa del 5,8%. Un risultato che dimostra «ancora una volta l’efficacia delle rigorose politiche di contenimento della spesa sanitaria». «Attendo serenamente che la Procura di Milano proceda nelle indagini che so mi vedranno immune da qualunque reato. Nel frattempo - conclude - continuerò con sempre maggiore impegno nel mio lavoro a favore dei cittadini lombardi».
Ma ad agitare le acque non basta il filone San Raffaele-Maugeri. Ci sono anche le suggestioni dell’inchiesta di Palermo sulla cosiddetta «trattativa Stato-mafia», con le intercettazioni in cui il 16 aprile scorso la segretaria di Formigoni fissa un appuntamento con il generale Mario Mori, e quest’ultimo che discute con l’ex colonnello Giuseppe De Donno delle «preoccupazioni» del governatore per «le notizie di altre cose che stanno per arrivare». E c’è la testimonianza di un dirigente dell’ospedale Niguarda di Milano su presunte irregolarità legate a tre appalti per la sperimentazione di apparecchiature hi-tech destinate alla cura dei malati. Secondo il teste, Pasquale Cannatelli (manager del Niguarda) «si era lamentato del forte ritardo nell’avvio della gara e per il fatto di aver subito pressioni da Formigoni e da esponenti della General Eletric». Che vinse poi il bando.