Formigoni resta ma prenota il Pirellone per il 2010

Il governatore incontra Berlusconi ad Arcore. La decisione finale: rimane legato alla Regione, non è il momento giusto per andare al governo. Ma punta a un ruolo di primo piano nel Pdl

Un incontro di un’ora e mezzo a Arcore. Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni hanno parlato del futuro del governatore della Lombardia, che rimarrà al Pirellone fino al 2010 e si tiene pronto a ricandidarsi per il quarto mandato, in vista dell’Expo 2015. Il presidente della Regione è soddisfatto anche perché il leader del Pdl gli ha promesso che - se la Lega alzasse il tiro - potrà contare sul suo sostegno per il 2010. Inoltre, Formigoni avrà un importante ruolo di partito. Uomini a lui vicini faranno parte della squadra di governo. È quasi certo che Maurizio Lupi sarà ministro e si è discusso di un futuro incarico nella Commissione europea per Mario Mauro.
Formigoni ha rinunciato alle ambizioni romane per rimanere in Lombardia, ipotesi che non aveva mai escluso. Anzi, il presidente ha spesso insistito sul fatto che avrebbe lasciato un incarico che ritiene importante e prestigioso solo a fronte di impegni al governo o in Parlamento che gli consentissero di portare «più Lombardia in Italia». In quest’ottica aveva ipotizzato il ministero dell’Interno, degli Esteri, la presidenza del Senato e poche altre possibilità alternative. Un discorso che si riproporrà in modo molto simile per il 2010.
Il colloquio, al quale hanno partecipato il coordinatore azzurro Sandro Bondi e il vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro (di area Cl), si è svolto mentre si delineava con sempre maggiore chiarezza la vittoria di Gianni Alemanno a Roma. Un successo del Pdl ma anche di An, che consiglia di rafforzare ulteriormente la componente azzurra, nell’ottica di non cedere troppe posizioni alle altre anime della maggioranza di governo. Come si era discusso durante il primo incontro ad Arcore tra Berlusconi e Formigoni, in questo momento se il governatore optasse per il Senato si andrebbe ad elezioni incomprensibili per i cittadini e che rischierebbero di indebolire il Pdl e rafforzare la Lega.
Formigoni, come ricompensa per il «sacrificio», si tiene pronta la possibilità del quarto mandato, nel caso in cui non dovessero maturare scenari nazionali (o europei) preferibili. Se il governatore decidesse di lasciare, infatti, la Lega è già ai blocchi di partenza per rivendicare la guida del Pirellone. Un’ipotesi che non piace a Forza Italia né allo stesso Berlusconi. La garanzia ufficiale sulla candidatura di Formigoni nel 2010, però, al momento sarebbe «politicamente inopportuna» perché rischierebbe solo di causare una frizione tra alleati appena scongiurata grazie all’intesa siglata da Berlusconi e Bossi domenica scorsa in via Bellerio. Il leader del Popolo della libertà, comunque, avrebbe dato un via libera implicito a Formigoni, spiegando appunto che è necessario lavorare con il Carroccio.
La decisione di restare al Pirellone è maturata anche perché Formigoni giocherà un ruolo importante nell’Expo 2015. Ieri il governatore ha visto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, concordando sulla necessità di fissare un incontro dedicato all’Esposizione universale con tutti i presidenti delle Province lombarde. È chiaro che il presidente della Regione intende dire la sua, soprattutto sugli aspetti che riguardano il coordinamento delle attività esterne ai confini del Comune di Milano.
Poi toccherà al rimpasto di giunta. Sono in partenza tre assessori importanti: Giancarlo Abelli (se non deciderà di optare per la Regione), Viviana Beccalossi e Massimo Corsaro. E Formigoni intende sostituirli con uomini di sua fiducia e «all’altezza dell’immagine» della Lombardia.