Formigoni sfida il governo Prodi «Federalismo prima di cadere»

La finanziaria non va, il federalismo fa qualche faticoso passo avanti. Roberto Formigoni vola a Roma per trattare con il governo ma con i chiari di luna che splendono nel cielo della maggioranza non c’è molto da portare in Lombardia né troppo in cui sperare per il futuro. Il governatore della Lombardia però non rinuncia alla speranza e al tavolo delle trattative, nonostante lo scetticismo di Silvio Berlusconi. «Credo che i giochi ormai siano chiusi. Tutto ciò che di costruttivo si può pensare sarà da fare con la prossima maggioranza e il prossimo governo» ha detto il leader dell’opposizione lunedì scorso a Milano.
Formigoni va avanti. La prossima seduta sarà fissata tra il 15 e il 20 novembre. «Mi auspico di firmare sotto il regno di Prodi» dice seduto al tavolo con il presidente del Consiglio, Prodi, il suo sottosegretario, Enrico Letta, il ministro per gli Affari Regionali, Linda Lanzillotta e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti. Come dire che il governatore spera di chiudere la partita subito. «Con il Partito democratico è cominciato il dopo Prodi» è l’analisi impietosa compiuta appena qualche giorno fa dal presidente della Lombardia.
Prodi durante l’incontro non ha potuto che abbozzare, mentre contestava a Formigoni le previsioni funeste. Insomma, una cornice di tensione, sia pure mascherata con l’ironia, ha circondato l’intesa siglata a palazzo Chigi per il trasferimento di competenze su 12 materie da Roma al Pirellone. Tra le dodici materie per le quali la Lombardia chiede l’applicazione del titolo V della Costituzione (il federalismo differenziato) anche credito e fondo pensioni, anche se le prime tre della lista sono ambiente, giudici di pace e cultura, ovvero gli argomenti sui quali un eventuale accordo sembra meno contrastato. Seguono organizzazione sanitaria, ordinamento della comunicazione, protezione civile, infrastrutture, ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi, università, casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, enti di credito fondiario e agrario. Il documento che sarà steso durante le riunioni del tavolo tecnico-giuridico sarà poi sottoposto al Parlamento per l’approvazione finale.
Tra l’altro, la Regione chiede appunto la facoltà di promuovere forme di previdenza integrativa. «La Lombardia - recita il documento - necessita di un sistema bancario che sappia far fronte alle esigenze e alle peculiarità del sistema imprenditoriale regionale, sfruttando la propria conoscenza del territorio». E ancora: «L’attribuzione di poteri in materia creditizia risponde a una logica di promozione dello sviluppo economico regionale». Se arriverà il sì romano la Lombardia farà da apripista. Conclude Formigoni: «È L’avvio del federalismo differenziato, perché le Regioni sono differenti. È un cammino molto importante che se avrà successo aprirà una fase nuova per il nostro Paese».