Formigoni vuol formare i suoi «discepoli»

Marcello Chirico

Dopo i «ciellini», arrivano i «formigonini». Quasi un’evoluzione della specie. Ironia a parte, saranno loro i protagonisti della politica e della vita amministrativa di domani e a crearli sarà proprio lui, Roberto Formigoni, intenzionato a dar vita ad una vera e propria Università della politica, di cui sarà contemporaneamente l’ispiratore e il rettore. Vero? «Vero - conferma il governatore - è un tassello in più del mio lavoro politico al quale sto lavorando. L’idea sarebbe quella di avviare una vera e propria scuola di formazione, dove si imparerà a fare politica e a metterla in pratica nella vita amministrativa. Per le nuove battaglie occorrono nuovi uomini, che vanno addestrati». Praticamente una Camilluccia di terza generazione, targata Formigoni.
Un progetto venuto fuori all’indomani del varo della nuova giunta «rimpastata» e che qualcuno ha già etichettato come troppo autoreferenziale, nel senso che il governatore avrebbe inserito soltanto propri fedelissimi. Tesi prontamente confutata dal governatore.
«Ci mancava pure che non inserissi in giunta dei fedelissimi - spiega ironicamente Formigoni -: fedelissimi al progetto amministrativo avviato, da questo governo regionale, un anno fa e che ha permesso alla Cdl di imporsi in Lombardia in tutte e tre le recenti tornate elettorali. Dai miei assessori, così come dai consiglieri, non cerco una cieca obbedienza, ma il massimo dell’impegno e della passione. Devono superarsi nell’impegno e nella creatività, con una disponibilità a tempo pieno e la voglia di andare in giro e capire cosa vuole da noi la gente. Ecco, in giunta ho voluto gente così».
Può escludere che queste sue scelte possano generare fratture nel gruppo regionale di Forza Italia?
«Il gruppo azzurro è più unito e compatto di prima, incomprensioni e diffidenze sono state superate. Certo, non è perfetto, ma si lavora tutti allo stesso progetto comune. Di sicuro questo gruppo ha fatto passi avanti straordinari e riesce a dare di più e io ritengo di aver valorizzato persone di diverse sensibilità. Le dico solo che molti berlusconiani sono diventati formigoniani, perché hanno capito che Berlusconi e Formigoni sono due facce della stessa medaglia».
Le transumanze politiche non avvengono mai per caso, forse hanno fiutato la sue ambizioni di leader.
«La leadership di Fi è l’ultimo problema da affrontare in questo partito e in Lombardia io ho solo più visibilità di altri. Piuttosto è cambiato l’approccio nei miei confronti: prima in molti credevano che volessi differenziarmi da Berlusconi, che volessi occupare Forza Italia. Dopo 11 anni di lavoro insieme hanno capito che sono invece il più strenuo difensore degli ideali di Fi».
Adesso però vuole creare dei politici a sua immagine e somiglianza, dei «formigonini», plasmandoli con una propria scuola.
«È esattamente così, e penso che sia un mio dovere contribuire a formare nuovi politici. Io stesso, come dicono a Napoli, non sono nato imparato, sono andato a scuola. Solo che quelle scuole non esistono più».
Quindi, ci pensa Formigoni.
«Vorrei creare una scuola di formazione in modo da non disperdere le energie disponibili, soprattutto tra i giovani. Un luogo in cui ci si confronti sulle idee pure con personaggi internazionali ma dove si insegni pure a metterle in pratica. Ci sto pensando e penso che potrebbe partire già il prossimo inverno».
E il sottosegretariato per i rapporti con Palazzo Marino, che cos’è? Non vorrà mica controllare la Moratti, o addirittura sfidarla.
«La nostra sarà una sfida nel senso più evangelico del termine, sulla virtù della politica. L’unica competizione sarà sulle idee, e ben venga che la Moratti ne abbia tante perché sarà utile a Milano e all’intera Lombardia. Insieme abbiamo siglato un patto di collaborazione, all’interno del quale ognuno sarà chiamato a dare il meglio di sé».