Formula 1, il vero nemico è in casa Kimi, fai attenzione a Felipe

Massa si sente in credito, Raikkonen dovrà vincere senza il suo aiuto. Domenicali lancia la Rossa dal volto umano: &quot;Siamo forti, ma non so se domineremo&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=247770">Alonso, Nelsinho e l'ingombrante papà Piquet</a></strong>: sarà lui a creare tensione. <strong><a href="/a.pic1?ID=247769">Hamilton e Kovalainen</a></strong> pronti a scendere in pista: <strong><a href="/video.pic1?ID=melbourne_formula">guarda il filmato</a></strong>

Melbourne - a Ferrari dal volto umano ha gli sguardi tesi di due piloti che si giocano tutto. Dietro il sorriso di Felipe Massa e i gelidi occhi azzurri di Kimi Raikkonen si nasconde infatti la sfida fra due campioni che non possono sbagliare e che dovranno duellare fra loro in modo sottile, sotterraneo, psicologico, così da non alterare mamma Ferrari che tutto vuole tranne una guerra fratricida. Per cui, Massa è teso e speranzoso perché sa che a Melbourne le cose non gli sono mai andate un granché bene e perché si sente comunque in credito col team per aver ceduto a Kimi, nel suo Brasile, la vittoria che è valsa al nordico il titolo mondiale. Non a caso ricorda spesso: «Quel giorno guidavo e pensavo: se do strada a Kimi, cosa diranno di me i brasiliani? So però che il team, a parti invertite, sarà pronto ad appoggiarmi...». Dal canto suo, il campione del mondo è teso e speranzoso perché è conscio di avere una gran macchina ma deve far vedere che può farcela anche senza l’aiuto del compagno.

Gestire una simile, sotterranea polveriera tocca a Stefano Domenicali, l’uomo che da monsieur Jean Todt ha ereditato onori e incombenze. E Domenicali, della Ferrari dal volto umano, è proprio il profeta, l’unico, in questi anni, capace di fermarsi a dire una parola anche quando il mondo crollava addosso al team. E ieri, a sorpresa, anziché rispondere, ha prima domandato: «Ma voi, voi media che cosa vi aspettate da noi, e da me... vittorie a parte, s’intende?».

Una professione di umiltà, la ricerca di un legame più stretto, un’inversione di ruoli tanto inaspettata quanto rivoluzionaria in un team che della chiusura a riccio ha sempre fatto il proprio credo. Un’inversione che vuole però essere immagine di un nuovo modo di gestire la squadra: «Noi cercheremo di essere disponibili al massimo, e voi siate comprensivi quando non lo potremo essere, quando cercheremo di proteggere i nostri piloti... Quanto a me, io non amo la notorietà, so che la Formula uno ha bisogno di personaggi, però credo da sempre nella riservatezza... Mi dite che Briatore lo conoscono tutti, persino la proverbiale casalinga di Voghera? Nessun problema se la signora si ricorderà più di lui che di me... Dite che sono, o sembro, un buono, che non sono cattivo? Mi raccomando, non fate l’errore di confondere la bontà con la debolezza; quanto alla cattiveria, questa non mi appartiene proprio: io credo nella fermezza...». E con fermezza, il presidente Montezemolo l’ha paragonato a se stesso da giovane. «Ecco, questo è un complimento davvero forte che porta con sé una certa dose di responsabilità» ammette sconsolato.

Ma la Ferrari dal volto umano è anche una Ferrari più italiana: «È vero – precisa Domenicali – però questo gruppo è stato costruito grazie al lavoro degli stranieri (Todt, Brawn ndr)... Che cosa mi aspetto in questo mondiale? Forti siamo forti, ma temo che non riusciremo a dominare». La Ferrari dal volto umano inizia da qui, dalla franchezza, anche se è meglio pensare sia solo scaramanzia.