Formula Uno 2009

Timo Glock ha 27 anni e simpatia da vendere. Affronta l’intervista come fosse davanti a un plotone d’esecuzione: spalle al muro del box. Timo è tedesco, ha un nome da fiaba e una gran fretta di vincere per far scordare l’unica cosa per cui viene ricordato: l’ultima curva di San Paolo, Gp del Brasile, epilogo mondiale tra Felipe Massa e Lewis Hamilton. Quel giorno che combina il ragazzo? Il brasiliano della Rossa ha appena tagliato il traguardo conquistando il titolo, quando Timo pattina sull’acqua, perde manciate di secondi, Hamilton lo passa e da sesto diventa quinto. Il titolo cambia padrone nello spazio di un respiro, l’inglese fa festa e Massa, la Ferrari, l’Italia tutta sentitamente «ringraziano» il giovane tedesco. Nel senso che lo mandano al diavolo e molto più in là. Chi, dunque, meglio dell’uomo che ha chiuso e deciso la stagione 2008, può aprirci le porte della nuova?

Visto quel che ha combinato all’Italia con una macchina mediocre, chissà che cosa potrà accadere ora che la Toyota è competitiva...

Sospira. «In effetti mi auguro di avere un bell’avvio di mondiale».

Intende dire che siete al livello dei grandi team?

«Diciamo che il nostro passo gara non mi sembra male».

Non a caso il suo sanguigno compagno di squadra, Jarno Trulli, ha già detto che la Toyota potrà lottare stabilmente per il podio.

«È difficile avere un quadro chiaro della situazione, però sì, penso che la Toyota possa davvero correre per il podio e per la vittoria, fin da questa gara».

Lei ha per compagno un pilota italiano, lei l’anno scorso in Brasile ha beffato un’auto italiana. Non abbiamo dimenticato.
Ride. «Bella domanda ma non ho fatto apposta».

Non basta.
«So che però alla Ferrari hanno compreso».

Non basta.

«In quel momento non potevo comportarmi diversamente, la macchina era proprio inguidabile».

Vediamo se è pentito: domenica, Trulli in testa, lei secondo, attacca, lo passa all’ultima curva e va a vincere. Che cosa dice ai nostri tifosi?

«Vittoria a parte, sarebbe la fotocopia dell’ultima curva del Gp del Brasile... un altro problema... non avrei parole per spiegarmi».

Le conviene trovarle.
«Direi solo sorry, sì, sorry... again, scusatemi di nuovo».

Dopo quanto accaduto a San Paolo, per lei la Ferrari è sempre un sogno come per tutti i piloti, o più un incubo?

«No, perché mai? Resta un sogno. Come ho già detto, la squadra italiana, in Brasile, ha subito capito la situazione molto più di tutti gli altri».

Quindi nel suo cuore, da bravo pilota di F1, sogna sempre, un giorno, di poterci correre?

«Certo, vediamo... Anche se il mio vero sogno è ora vincere il titolo con la Toyota, visto che ha creduto in me negli ultimi due anni. Insomma, ci tengo a ricambiare la loro fiducia. Quanto al futuro, chi può sapere che cosa accadrà?».

Nel caso, quel giorno a Maranello...
Sorride. «Magari il presidente Montezemolo potrebbe aver voglia di domandarmi qualcosa su quanto successo... ma spero e credo che per allora, in Ferrari, a nessuno interessi più quella storia».

Tranquillizzi i tifosi italiani. Che cosa promette di non fare quest’anno?
«Prometto, e mi auguro anch’io, di avere un finale di stagione decisamente più facile e tranquillo rispetto a quello in Brasile con Massa e la Ferrari... Sogno una gara un po’ più semplice e un ritorno a casa sereno (in Germania, è stato lui stesso a rivelarlo, ha ricevuto persino minacce neonaziste perché con la sua manovra aveva fatto vincere un pilota di colore, ndr)».

I tifosi italiani gliene saranno grati.

«Sì, però li avviso anche che il mio obiettivo resta quello di poter finalmente combattere con Kimi e Felipe per il podio. Chissà, magari per la vittoria... Sarebbe davvero meraviglioso battere la Ferrari...».

La sua personalissima classifica del 2009.
«Io davanti a Trulli e alle due Ferrari».

È una mania: ha nel mirino tutta Italia, le manca solo Fisichella. È venuto di recente nel nostro Paese?
«Direi di no. Dopo la corsa in Brasile, non sono più entrato in Italia. L’ultima volta è stato in occasione del Gp a Monza».

Prometta almeno che un pasticcio come quello di San Paolo non lo farà più.

«Non posso. Può accadere in tutti i Gran premi. Situazioni come quella possono ripetersi, perché le corse sono queste, perché le condizioni della pista possono cambiare improvvisamente... e poi, ammettiamolo: in fondo le gare sono come una partita a poker e se uno ha una mano migliore della tua, se la gioca. Ed è ciò che ho fatto io in Brasile: ho tentato la sorte con quelle gomme e alla fine è stata una scelta che ha pagato visto che sono riuscito a guadagnare più punti del previsto».
Massa, la Ferrari e l’Italia tutta sentitamente ringraziano. E incrociano le dita.