La «formula magica» verso la pensione: vinceranno gli xenofobi

Gli svizzeri non hanno fama di gente fantasiosa. Tant’è che da 52 anni il governo nazionale è formato dagli stessi quattro partiti, che si ripartiscono i sette posti di ministro (che loro chiamano consiglieri federali) in base a un sistema aritmetico condiviso noto come «formula magica». La figura del premier, che la Costituzione svizzera non prevede, è sostituita da quella del presidente della Confederazione, espresso a rotazione ogni anno da ciascuno dei quattro partiti (Unione democratica di centro - Udc, in realtà destra xenofoba -, Socialisti, Liberali-radicali e Popolari-democratici). La Costituzione vieta inoltre lo scioglimento anticipato delle Camere e la caduta dei governi in carica: un inno alla stabilità politica.
Eppure oggi, quando si voterà per il rinnovo del Parlamento federale, in Svizzera potrebbe incredibilmente cambiare qualcosa. E questo perché la costante crescita della Udc, che i sondaggi danno oggi al 30 per cento, dà al loro anziano ma combattivo leader Christoph Blocher la forza per sfidare la formula magica e chiedere più spazio per il suo partito, fino a chiedere un referendum per fare eleggere il governo ai cittadini e non al Parlamento. Blocher ha fatto quasi triplicare i voti dell’Udc in meno di vent’anni, suonando la fanfara della difesa dell’unicità svizzera (segreto bancario in primo luogo) e usando toni provocatoriamente sgradevoli contro gli immigrati in un Paese dove gli stranieri sono quasi un quarto della popolazione. Ha anche ottenuto un trionfo personale vedendosi approvare dall’elettorato il famoso referendum contro la costruzione di minareti sul suolo svizzero. Così facendo è però anche riuscito a compattare il resto del Parlamento contro l’Udc e contro la sua stessa persona, finendo bocciato dai deputati nel 2007 quando si ricandidò a consigliere federale: un terremoto di una rarità assoluta nella compassata storia politica svizzera.
In un Paese dove l’economia basata sulla microimpresa non soffre gli effetti della crisi mondiale, l’elettorato può sfogare le sue passioni su temi meno prioritari, come l’ambiente e l’immigrazione. È attesa quindi una crescita dei Verdi, e nel Ticino ci si aspetta un braccio di ferro tra gli xenofobi del posto (la Lega dei Ticinesi) e quelli d’Oltregottardo, uniti da un’ostilità verso i frontalieri italiani motivata dal risentimento verso il governo di Roma che danneggia le banche locali con lo scudo fiscale.